Marketing Intelligence

Il processo informativo di Intelligence a supporto delle ricerche di marketing, applicato principalmente per conoscere la composizione e le dinamiche di un particolare mercato ed il livello di competitività delle società leader

Sunday, November 28, 2010

Segnalazione dell'articolo "L’intelligence alla conquista delle Pmi"

Segnalazione dell'articolo "L'Intelligence alla conquista delle PMI"
http://www.datamanager.it/rivista/servizi/l-intelligence-alla-conquista-delle-pmi
Autore: Michele Lovati
http://www.datamanager.it/contenuti-autore/mlovati


L'articolo consente di conoscere le conclusioni di una recente indagine IDC sui tool di business intelligence, un segmento di software che nel corso degli anni è aumentato di categorie: nel perimetro iniziale per business intelligence si consideravano essenzialmente i sistemi software di analisi multidimensionale dei dati capaci di fornire interessanti e veloci meccanismi di estrapolazione (business reporting), attualmente nella B.I. possono essere annoverati anche software per il controllo di gestione ed il performance management, ed alcuni vendor citano (forse impropriamente) anche le piattaforme middleware per l'integrazione e la normalizzazione dei dati.

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Friday, December 26, 2008

Il sovraffollamento delle soluzioni di business intelligence complica la "governance" delle informazioni ?

Le organizzazioni "combattono" con i database e le numerose informazioni che sono conservate nei sistemi elettronici, e spesso i fornitori di soluzioni IT propongono sistemi "miracolistici" per consentire la protezione dei dati e la loro diffusione "parcellizzata", a seconda del cosiddetto profilo degli utenti. In realtà la conoscenza tacita batte sempre quella esplicita, e perdurano le informazioni destrutturate rispetto a quelle ben definite e conservate con una certa "governance". Alla moltitudine di dati e di conoscenza digitalizzata, si sono aggiunte le soluzioni di accesso ed elaborazione dell'informazione di business, ma secondo una ricerca Forrester la proliferazione dei client di business intelligence non sempre semplifica il quadro, anzi può generare un aumento della complessità.

Per approfondire si può consultare la pagina web pubblicata sul sito PMI.it, dove è possibile leggere a riguardo un breve articolo di Tullio Matteo Fanti (23.12.2008).

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Tuesday, November 25, 2008

Giornata d'informazione sul finanziamento europeo alle PMI

Si terrà il 27 novembre a Roma la "Giornata d'informazione sul finanziamento europeo alle PMI" (EU Finance Day for SMEs), in un periodo di crisi può essere un'occasione per gli imprenditori che cercano di promuovere e far crescere le piccole imprese, specialmente per le start-up e per quelle realtà potenzialmente competitive come le società orientate fortemente all'innovazione di matrice tecnologica.

L'evento tratterà gli strumenti di finanziamento messi a disposizione dalla Comunità Europea nel piano di sostegno alla competitività ed all'innovazione (Competitiveness and Innovation Framework Programme - CIP).

The Competitiveness and Innovation Framework Programme (CIP) aims to encourage the competitiveness of European enterprises. With small and medium-sized enterprises (SMEs) as its main target, the programme will support innovation activities (including eco-innovation), provide better access to finance and deliver business support services in the regions. It will encourage a better take-up and use of information and communications technologies (ICT) and help to develop the information society. It will also promote the increased use of renewable energies and energy efficiency.

http://ec.europa.eu/cip/index_en.htm

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Monday, June 02, 2008

Il marketing e la blog-society

In rete sono presenti numerosi siti e blog che trattano, o molte volte citano, il marketing come "argomento" o tema da discutere (molto...), approfondire (come, non sempre si capisce). La maggior parte dei contenuti pubblicati riguardano il web come canale di marketing, e la comunicazione (cura della miglior immagine aziendale e promozione commerciale). Il marketing viene spesso "imprigionato" in post polemici, critici, dove spesso sembra mancare una discussione scevra da semplicistici condizionamenti. Leggendo una buona parte dei contenuti diffusi nella rete, si nota quasi immediatamente una decisa severità ed una generale approssimazione sul significato economico ed industriale del marketing.

In Italia il marketing, inteso come funzione di indirizzamento strategico delle imprese, é di fatto sconosciuto alla maggior parte delle piccole e medie imprese, guidate troppo da imprenditori "illuminati" o particolarmente istintivi.

Forse la debolezza delle PMI é causata da una certa approssimazione, certamente la mancanza di una visione concorre ad indebolire qualsiasi azienda priva di una forte identità competitiva ed incapace di disegnare un'organizzazione coerente con il proprio settore di appartenenza.

Si legge, sempre nella rete, che "il marketing é morto". Il significato di questa banale affermazione non deve essere ricercata con un approccio logico, culturale, serio: la frase può trovare una ragionevole interpretazione solo attraverso il paradosso.

In Italia manca, da sempre, un vero orientamento al cliente, al mercato, al sistema di marketing. Le conseguenze sono inevitabilmente l'indebolimento progressivo (inarrestabile ?) delle piccole imprese, e la pericolosa "resistenza" al cambiamento macroeconomico delle medie imprese, spesso non in grado di pianificare il proprio futuro oltre le alpi.

Quanto vale, concretamente, la "rete" come strumento di collaborazione? Perchè nel mondo web divenuto "2.0", che dovrebbe sviluppare la competitività delle imprese, non si trovano interessanti contributi sul marketing strategico? Perchè non si leggono le storie delle imprese che hanno avviato progetti di internazionalizzazione (anche azioni di export marketing)? Perchè non si diffonde la cultura del confronto tra le piccole realtà? Perchè nella rete si sparla di marketing?

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Monday, April 21, 2008

Libro > "Se il piccolo non cresce"


Per molti anni le PMI erano considerate un punto di forza del Paese, o comunque un segno distintivo del nostro settore produttivo. Ma quando la globalizzazione ha iniziato a manifestarsi, frutto certamente del progresso delle tecnologie ICT, ed i mercati di riferimento sono divenuti quasi improvvisamente più internazionali che "locali" o "domestici", allora é emerso nella sua serietà il problema della notevole frammentarietà produttiva.

Segnalo un libro del 2004 a cura del Prof. Onida, dal titolo chiaro: "Se il piccolo non cresce. Piccole e medie imprese in affanno". Il testo aiuta a capire come, nello scenario sempre più iper-competitivo, i problemi delle imprese familiari e delle dimensioni societarie siano necessariamente da affrontare, per riuscire a caratterizzare meglio la micro e piccola impresa nazionale, chiamata a "difendersi" dalla concorrenza internazionale (non solo cinese).

Il libro é ben scritto, e consente al lettore di comprendere non solamente le ragioni che purtroppo limitano l'internazionalizzazione della maggior parte delle PMI: nell'ultimo capitolo, dal titolo "prospettive", l'autore chiarisce che nel Paese non esistono solamente grandi imprese (talvolta in crisi), o imprese a carattere familiare (così piccole da non sembrare in grado di competere neppure in termini potenziali); si stanno affermando varie medie imprese, grazie anche alla ricerca e sviluppo ed ai brevetti industriali. Insomma, l'autore ci spiega che può esistere un futuro di innovazione, per quelle aziende decise a migliorarsi, organizzativamente e tecnologicamente. Ma nel concreto, dal 2004 cosa é cambiato nelle imprese? le PMI hanno acquistato fiducia, e soprattutto sono divenute più competitive?
Probabilmente il libro é drammaticamente attuale, e leggerlo oggi potrà indurre a riflettere sulle condizioni del Paese, privo di un progetto veramente diffuso e condiviso che lo possa portare ad un rinnovamento concreto, e non "proclamato".

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Monday, September 03, 2007

Le PMI e la Competitive Intelligence: interessante articolo di Vernon Prior sulla newsletter della soc. FreePint

Segnalo un interessantissimo articolo di Vernon Prior sulla competitive intelligence, comunicato in una rassegna informativa del mese di agosto 2007 a cura della società FreePint Limited (R): "DIY Detection: Competitive Intelligence for SMEs".

L'autore, un noto esperto di competitive intelligence e knowledge management, riflette sulle diverse conseguenze di una errata interpretazione delle esigenze del mercato, a seconda che la società sia una piccola (media) o una grande realtà industriale (enterprise): nel caso l'errore riguardi una società piccola, le conseguenze possono essere fatali, e potrebbero condurre all'estromissione dall'arena competitiva, se non al fallimento. Nel caso in cui la cattiva analisi e l'erronea (o incompleta) previsione di mercato coinvolga una grande impresa, questa probabilmente facendo leva sulla propria politica di differenziazione di prodotto (architettura di offerta) e su una probabile diversificazione del business (mercato di sbocco, ovvero di riferimento) potrà assorbire la crisi conseguente, e quindi recuperare in un tempo relativamente breve.

Nello sviluppo dell'intervento, Prior afferma come la competitive intelligence possa essere l'arma in più per le piccole realtà societarie, chiamate infatti a "riflettere" e ad agire con maggiore prudenza rispetto alle realtà industriali, che dispongono indubbiamente di maggiori risorse finanziarie, economiche, patrimoniali.

Una seconda considerazione di Prior affronta la 'business information industry', cioè l'ambito delle realtà specializzate nell'acquisire, elaborare e diffondere notizie ed informazioni in tempo reale, assicurandone elevati livelli di attendibilità:

"Intelligence is ... a property of any information-processing system which is able to analyse its environment, then, on the basis of that analysis, respond in a manner which enhances its chances of survival".

Prior sostiene che l'intelligence non debba solamente fornire strategic early warning, ma contribuire in misura decisiva alla formulazione di strategie di medio-lungo periodo. In particolare le funzioni della CI sono utili per una piccola impresa per
  • identificare possibili nuove opportunità di business ("identify business opportunities and potential new markets"),
  • prevenire le situazioni di crisi e mitigare l'esposizione societaria ai rischi ("anticipate and manage risk"),
  • anticipare le società concorrenti ("take action before your competitors"),
  • assicurare l'innovazione ("be more innovative").

Un altro passaggio di fondamentale valore riguarda il ruolo degli analisti di intelligence, ovvero il contributo degli specialisti che consentono di trarre il massimo significato dalle informazioni messe loro a disposizione da strumenti IT certamente in corso di maggiore sofisticazione. Più volte nel blog é stato sottolineato il ruolo delle tecnologie nel garantire un'elaborazione dei dati in tempo reale, ovvero il real-time processing. Nelle attività di intelligence la tempestività é un fattore decisivo:

  • in intelligence operations, timing is crucial if decisions and strategies are to succeed - speedy response invariably gives you an edge
  • people are the most important sources of intelligence.

L'articolo di Prior tiene conto dell'organizzazione delle piccole imprese, e affronta anche l'aspetto della limitata disponibilità di competenze specialistiche: il titolo anticipa infatti la trattazione del ciclo di intelligence adattato alle SME, e Prior non solo delinea l'intero processo, ma lo rende operativo in una piccola impresa chiamata ad agire quasi sulle sue sole forze, e sulle varie risorse informative, internet su tutte.

La DIY Detection (l'intelligence autonoma, cioè do-it-yourself) si basa molto sulla semplice investigazione, specialmente sulle verifiche che una persona può compiere da sola partecipando a meeting commerciali, a riunioni di particolari gruppi di lavoro, a convegni settoriali. Da questa partecipazione diretta, ciascuno può ricavare una serie di informazioni, ad esempio

  • sulle persone intervenute come relatori e spettatori,
  • sulle imprese direttamente concorrenti,

per giungere ad alcune valutazioni anche sulle società non presenti, cercando di comprendere le ragioni della loro assenza.

Per consultare il documento e per avere maggiori informazioni:

Web: http://www.freepint.com/
Email: support@freepint.com
Free Pint Limited
4-6 Station Approach
Ashford, Middlesex
TW15 2QN, United Kingdom

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Friday, July 20, 2007

Il turismo in Italia? una risorsa di valore per il Paese, da trattare come tale

Molto spesso si leggono articoli sulla stampa che trattano il tema della competitività delle imprese italiane, rispetto alle aziende di altri stati comunitari. In numerosi articoli i giornalisti imputano alla frammentarietà del sistema industriale la causa principale della minore competitività delle imprese, generalmente l'altro "freno" é imputato alla minima 'ricerca e sviluppo', da cui dipendono conseguentemente la scarsa innovazione tecnologica, a cominciare dalla modesta informatizzazione dei processi (a parte quelli amministrativo-contabili) e dalla limitata automazione delle attività produttive nelle PMI. Il turismo come si pone di fronte alle piccole imprese? E' una questione di primaria importanza, considerando che sono proprio le strutture ricettive 'piccole' la possibile forza del prossimo futuro. In Italia, infatti, negli ultimi anni, sono state le strutture agrituristiche ad attrarre nuovi segmenti di clientela, anche dall'estero, quasi a rispondere alla pressione competitiva esercitata dai leader della ricezione turistica come le catene alberghiere internazionali.

Quale potrà essere il fattore di innovazione negli agriturismi? La progressiva valorizzazione della tecnologia IT di base, a partire dal canale internet (i siti web sono sempre più visitati dai clienti, che li consultano alla ricerca di informazioni importanti come foto, programmi, prezzi, testimonianze scritte da persone già ospiti), per proseguire con i servizi di informazione come l’email marketing.

Ma non sono "solo" le piccole strutture turistiche chiamate ad innovarsi, confrontandosi con il progresso ed ovviamente con i 'big player': tutto il settore del turismo italiano deve difendersi dai sistemi di offerta esteri, ad esempio contrastando l'offerta emergente della Spagna e della Croazia.

Della situazione generale se ne é parlato al recente convegno promosso da CONFINDUSTRIA. Ecco come IlSole24Ore ha descritto la giornata: "Il turismo è uno dei settori chiave dell'economia dell'Italia e occorre che il Governo lo metta al centro delle attività coinvolgendo tutti i settori produttivi del Paese. Ma anche gli imprenditori devono fare la loro parte e fare sistema per recuperare il terreno perso negli ultimi anni. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, intervenendo alla giornata sul turismo, ha ribadito che se da una parte «abbiamo bisogno di un Governo che decida» anche in questo settore, dall'altro «le aziende sono ancora troppo piccole e ci sono troppi corporativismi».

Per il Presidente di Confindustria, «all'Italia serve uno sforzo comune di Governo, Regioni e operatori economici per rilanciare il settore turistico. Non possiamo rassegnarci al declino - ha detto - e dobbiamo riuscire a ridiventare i numeri uno nel mondo». Montezemolo ha sottolineato che la formazione degli operatori turistici rimane un punto fondamentale e ha ricordato i dati di un primato che ormai non è più tale. Ha ribadito che l'Italia ha lavorato male perchè sul piano della ricettività turistica dal primo posto degli anni '70 il Paese è scivolato al quarto posto degli anni '90 «E - ha aggiunto - in assenza di decisioni rapide, rischiamo di scivolare al settimo posto della graduatoria».

«Bisogna crescere, unirci, fare sinergie e fare sistema. Occorre affrontare nel turismo un'analisi comparativa con i concorrenti» e soprattutto affrontare il tema della formazione che è essenziale. Il presidente di Confindustria, inoltre, ha ribadito il proprio assenso alla proposta del vice presidente del Consiglio, con delega al turismo, Francesco Rutelli, sulla riforma della stagionalità del calendario scolastico che porterebbe a un miglioramento dell'offerta turistica del nostro paese. Rutelli ha affermato che nel turismo «l'Italia deve tornare campione del mondo» e ha aggiunto: «ne ha le qualità e se lavoriamo insieme il turismo sarà l'industria del XXI secolo»".

Certamente in Italia, nel settore del turismo, esistono tante, tantissime strutture di modeste dimensioni. Possiamo augurarci che un processo di consolidamento si sviluppi, presto. Ma probabilmente il Paese necessita di un programma politico pluriennale per lo sviluppo del turismo nazionale. Non può essere lasciato alla sola iniziativa privata, tenendo conto della necessità di combinare diversi piani di investimento, come le infrastrutture di collegamento ed i vettori di trasporto, Alitalia a parte.

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Sunday, July 08, 2007

Le imprese italiane "arrancano" in Europa: non manca solo l'innovazione ICT, manca l'analisi dei mercati internazionali

L'Italia é il Paese delle contraddizioni. Mentre in Europa vengono analizzate le nuove forme di standardizzazione delle tecnologie nel settore ICT, e si propongono metodologie innovative per l'impiego di nuovi strumenti hardware e software nei processi di design e produzione industriale, oppure in alcuni Stati si cerca di trasformare le società leader in multinazionali (progetti di trasformazione strutturale con l'uso di capitali anche esteri e con una maggiore intensità tecnologica), da noi ci si crogiola su numeri che possono indurre al massimo ad un certo rasserenamento.

Il Paese mostra gravi ritardi sul fronte dell'innovazione segnatamente tecnologica: non solo sembra incapace di condurre a livello pubblico e privato proprie attività di ricerca e sviluppo in ambito ICT, purtroppo complessivamente ancora non ha raggiunto un livello significativo di acquisizione di skill già attuali in altri paesi "avanzati", ed il gap resta elevato, quasi da apparire maggiore rispetto al passato.

Curiosa la conclusione a cui é arrivato l'Istituto Eurispes, al termine della redazione del 'Secondo Rapporto sulle eccellenze italiane': "L'Italia delle imprese riprende a funzionare nonostante le difficoltà economiche e gli impedimenti burocratici, ma occorre tenere alta la guardia contro la concorrenza e per favorire l'evoluzione".

Può far certamente piacere la notizia di una ripresa delle imprese italiane, ma non si comprende come queste possano incrementare la loro produttività, eventualmente tendere ad esportare la propria offerta e contemporaneamente riuscire a sottrarsi alla pressione della concorrenza e della regolamentazione.

In Italia le imprese 'micro', 'piccole', e molte delle 'medie' "pagano" il problema delle dimensioni: inoltre molte non hanno sviluppato un sistema evoluto (se non affidabile) di governance, e non hanno un proprio modello di management, quindi sono legate ancora all'intuito ed all'istinto della proprietà (spesso familiare nelle PMI).

Un'altra conferma della debolezza delle imprese italiane? Proviene da un'analisi di tipo econometrico sui dati delle imprese nazionali comparati con quelli delle altre nazioni appartenenti all'Unione Europea. La grafica presentata sopra illustra proprio la situazione dell'Italia riguardo al riposizionamento continuo verso settori e segmenti di mercato a domanda dinamica. Si tratta di un quadro inequivocabile, che mostra tutta la debolezza delle imprese del Paese nel capire l'evoluzione dei mercati internazionali e nell'intervenire, per tempo, in maniera da riprogrammare la propria produzione di beni e servizi.

E' la miglior testimonianza della debolezza delle imprese nazionali sul fronte del marketing analitico: alla situazione negativa delle aziende sul fronte dell'innovazione tecnologica, si aggiunge la grave incapacità di rapportarsi ai mercati esteri, anche a causa della mancanza di skill adeguati per interpretarne e per sfruttarne le dinamiche evolutive.

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Saturday, June 02, 2007

Evento > ICT per un nuovo Made in Italy


Segnalo un interessante evento sull'innovazione di processo e di prodotto nelle imprese, organizzato dalla società IDC. Può essere l'ideale prosieguo delle due conferenze tenutesi questa settimana a Milano sull'innovazione nelle PMI.

L'evento IDC ospiterà alcuni protagonisti del mondo delle imprese, della ricerca e della formazione, per consentire dibattiti e confronti sulle esperienze di successo italiane, ma anche per analizzare criticamente le ragioni di alcuni gravi ritardi che possono porre fuori dalla competizione numerose micro e piccole realtà produttive del Paese.

Per informazioni:
http://www.idc.com/italy

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Friday, June 01, 2007

L'Italia ed il bisogno di innovazione ICT


L'Italia ha un numero considerevole di piccole e medie imprese, e questa "frammentarietà" produttiva, nata anche per soddisfare le grandi imprese (poichè una buona parte delle PMI le vede come principali clienti), é una caratteristica del Paese da molti anni, e per quanto ci si possa augurare un processo di aggregazione, lo rimarrà per altri anni ancora.

Un limite é rappresentato dai loro mercati di sbocco: la moltitudine delle piccole e medie imprese "vende" al mercato italiano, quindi tende a soddisfare il solo mercato interno. Questo fatto porta a riflettere, ormai la società é entrata nel periodo della globalizzazione, e le imprese dovrebbero cercare di aumentare (possibilmente) i loro mercati, puntando allo sviluppo di relazioni di partnership e di business con aziende estere.

L'innovazione ICT può essere di sicuro un fattore abilitante, in alcune circostanze il fattore critico di successo: ma la modernizzazione tecnologica delle PMI, che può partire da una decisa informatizzazione di base, deve essere accompagnata dall'adozione di una visione di tipo internazionale, da nuovi modelli di business, da strategie di produzione e distribuzione dell'offerta, da campagne di marketing ed attività di branding.
Le PMI nazionali possono far meglio, se intendono confrontarsi con i mercati internazionali sono chiamate a migliorare i propri processi di produzione. Come ha scritto Alfonso Fuggetta, Amministratore Delegato CEFRIEL:

" Il Paese ha bisogno di innovare la propria vocazione industriale. Ha bisogno di sviluppare nuovi prodotti e nuovi servizi. L'ICT può giocare in questo processo un ruolo decisivo. Grazie all'ICT si può inserire intelligenza in tutti gli oggetti rendendoli 'intelligenti' ".

L'innovazione ICT può essere la leva ottimale per molte aziende, di qualsiasi dimensione, dalle "micro" alle medie (si presume che le grandi imprese abbiano raggiunto una discreta dotazione di tecnologie informatiche). Se lo stato di salute delle PMI é, nella media, buona, si può pensare che queste siano disposte ad investire nel loro rafforzamento. Una ricerca condotta dall'Associazione Italiana della Produzione (Aip) in collaborazione con il Censis, "Modelli di crescita delle PMI. Ritorno alla competitività tra questione dimensionale, innovazione e internazionalizzazione", ha cercato di individuare i modelli di crescita delle PMI. " Le imprese osservate rivolgono una particolare attenzione al mercato e ai clienti. Sono loro a imprimere la forza per il posizionamento competitivo ed è a loro che le aziende cercano di proporre una gamma sempre più ampia e completa di prodotti e servizi, un’offerta garantita da un marchio e realizzata grazie a tecnologie e know-how in grado di differenziarla ".

Le condizioni per migliorare ci sono, servono alle imprese nazionali una visione di medio termine, internazionale, ed uno spirito di innovazione, che possa incidere sul modo di "fare impresa" e sull'acquisizione di nuove competenze, i "famosi" skill professionali.

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Thursday, May 24, 2007

Le multinazionali crescono, nel mondo. Tranne in Italia

"Delle 335 multinazionali mondiali, solo 20, circa, sono italiane: come conferma l'annuale indagine di R&S, giunta alla sua dodicesima edizione, il mondo produttivo del nostro paese continua a basarsi soprattutto sulla piccola e media impresa e le grandi aziende, quelle con un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro, pari ad almeno l'1% del totale Italia, di cui un minimo del 10% realizzato sui mercati esteri, rappresentano una quota esigua del tessuto produttivo nazionale". Notizia AGI - mercoledì 23 maggio 2007

Le società italiane che fatturano di più non possono esser comparate con le multinazionali estere, e non sembra che la situazione sia migliorata nel corso degli ultimi 3 anni. Anzi, in Europa la distanza tra le multinazionali britanniche e tedesche e quelle (poche) italiane sembra destinata ad aumentare, in mancanza di strategie e di significativi accordi con partner internazionali.

Come ha scritto oggi Giuseppe Turani su 'La Repubblica', l'Italia si deve augurare che possano migliorare le circa 4000 medie imprese italiane, in modo da assicurare un livello produttivo di qualità. In assenza di grandi gruppi candidabili a diventare realtà multinazionali, il consolidamento delle medie imprese potrebbe essere l'unico auspicio, se non l'ultimo obiettivo raggiungibile.

Probabilmente la mancanza di programmazione industriale, unitamente ad una scarsa ricerca applicata, ed una difficoltà di costruire relazioni con l'estero per guadagnare nuovi mercati di sbocco, sono i limiti storici delle imprese nazionali. La scarsa competitività a livello internazionale é purtroppo un limite difficilmente superabile, almeno nel breve periodo.

Ci si deve augurare almeno un ammodernamento delle piccole imprese, con la finalità che qualcuna possa crescere per sostenere il segmento delle medie. Se sembra molto improbabile che il Paese veda altre multinazionali italiane "imporsi", o affermarsi, un minimo nei mercati esteri, il sistema delle piccole imprese dovrebbe impegnarsi per raggiungere risultati migliori. Magari tra qualche anno il numero delle medie imprese supererà le 4000 unità.....

Senza ricorrere, possibilmente, solo ai contributi a fondo perduto alle PMI: allo scopo di promuovere il miglioramento, favorire il consolidamento e l’ammodernamento, anche tecnologico, potrebbe intervenire Confindustria segnalando best practice ed esperienze di successo, e non lo Stato con la logica dei finanziamenti. Facili.

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Wednesday, May 09, 2007

Evento > L’ICT come leva strategica nelle PMI

Mercoledì 30 maggio 2007 alle ore 9.00 si terrà, presso il Politecnico di Milano, il convegno di presentazione dei risultati della Ricerca condotta nell’ambito dell’Osservatorio permanente “L’ICT come leva strategica nelle PMI”, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

La Ricerca 2007 ha allargato l’ambito d’analisi esplorando il tema dell’innovazione a tutto tondo: a livello non solo di tecnologie digitali ma anche di strategie e modelli di business, di prodotti e servizi, di design e brand, di strumenti finanziari.

Più precisamente, la Ricerca 2007, attraverso lo studio di un insieme di casi particolarmente significativi nella realtà italiana, cerca di comprendere le dinamiche alla base dei processi innovativi delle PMI, cercando di identificarne anche i principali fattori abilitanti, da una parte, e gli ostacoli, dall’altra.

Particolare attenzione è stata data all’innovazione di business indotta dalle tecnologie digitali, con l’obiettivo di mettere in evidenza, attraverso esemplificazioni e casi concreti, le molteplici opportunità messe a disposizione di Imprenditori, Manager e Responsabili ICT delle PMI dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Nell’ambito del Convegno verranno inoltre presentati i dati statisticamente significativi sull’utilizzo e la diffusione delle ICT nelle PMI, rilevati attraverso un’analisi quantitativa che ha coinvolto più di 1.000 imprese appartenenti ai diversi settori.

La presentazione dei risultati della Ricerca sarà seguita da una Tavola Rotonda a cui parteciperanno imprenditori e general manager di PMI che hanno progetti di innovazione particolarmente significativi.

La Ricerca 2007 è stata supportata da Adecco, Alcatel-Lucent, Autodesk, Barclays Bank, Business Objects, eBay, Google, Hewlett Packard, Microsoft, Nokia, Trend Micro e Vodafone.

Il Convegno si terrà mercoledì 30 maggio 2007, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, presso l'Aula Rogers del Politecnico di Milano, via Ampere 2, Milano.

Link: http://www.osservatori.dig.polimi.it

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Monday, March 19, 2007

Blog, second life, twitter: le nuove Internet Bubble ed il rischio di una Italia distratta dal costruire la propria competitività


Una volta, forse, questo modo di comunicare aveva una propria efficacia.

Ma, ad oggi, grazie al continuo sviluppo delle tecnologie internet oriented, l'offerta complessiva di strumenti di comunicazione e di socializzazione produce effetti sempre positivi? I vantaggi sono più per il mondo consumer, oppure, in prospettiva, per le imprese "lungimiranti"?

La risposta non credo che sia semplice, si potrebbe correre il rischio di banalizzare i fenomeni del web 2.0. Però ritengo che l'entusiasmo verso i blog, individuali o corporate, verso twitter, verso second life sia eccessivo: solamente all'inizio degli anni 2000 abbiamo assistito al declino dell'internet bubble, e registrato la scomparsa di numerose aziende che annunciavano trionfi tecnologici ed applicativi.

Oggi la rete internet é al centro degli interessi, anche culturali: privati ed aziende ne sono attratti, eppure in Italia permane una situazione di arretratezza chiamata digital divide. Cresce la società della conoscenza, forse si arriverà al raggiungimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona, magari nel 2010 l'Europa avrà sviluppato una maggiore competitività, distribuendo meglio la ricchezza prodotta e favorendo una nuova occupazione, più qualificata.

Ma non sempre la rete consente a chi si avvicina di farne un uso appropriato, e di facilitare la propria posizione personale e/o professionale: una ragione può essere la dispersione della rete stessa, il proliferare di dati, un pericoloso information overloading. Un'altra ragione potrebbe essere la qualità dei dati stessi, cioè il livello di attendibilità e pertinenza rispetto al bisogno informativo del navigatore in internet.

Una ragione inaspettata é il valore "sociale" di internet. Potrebbe sorprendere, forse, la comparsa di nuove patologie legate alla rete, in particolare quelle correlate all'abuso di internet ed al bisogno di comunicare continuamente. Si tratta di una vera dipendenza dal web, e la circostanza deve indurre ad alcune riflessioni sui risultati della modernizzazione: finalmente in Italia si inizia a registrare un aumento del traffico ADSL, finalmente alcune aree del meridione possono beneficiare di una migliore connettività, ma paradossalmente si manifestano anche alcune situazioni di stress da internet.

Dopo aver compreso il successo recente della rete, ci si potrebbe domandare: internet nella versione Web 2.0 contribuisce alla cultura? oppure é una forma di svago, di intrattenimento? considerando le nuove preferenze degli italiani, assomiglia più ad un divertimento che ad uno strumento di studio o lavorativo. Cioè la funzione ricreativa supererebbe il valore professionale o business.

Questa considerazione sulla rete come ambiente virtuale di socializzazione potrebbe dare un giudizio sui blog individuali, sul messaging real time, offrendo una chiara interpretazione delle ragioni di consumo dei nuovi servizi internet.

Perchè in questo momento di "esplosione" del Web 2.0, allora, si cerca di coinvolgere le imprese? Perchè si lascia passare il messaggio che il corporate blogging produrrà chance importanti di business?

In Italia numerose imprese, specialmente tra le PMI, non hanno ancora realmente beneficiato dell'innovazione organizzativa e tecnologica: l'Istat mostra un quadro comunque positivo, cioè é cresciuta la dotazione di strumenti IT da parte delle piccole e medie imprese, ma non sempre dietro l'acquisto di nuova tecnologia si registra un successivo miglioramento della gestione e della produzione. L'innovazione deve essere anche culturale e metodologica.

Nel Paese sono tanti, purtroppo, i casi di mancata innovazione: celebrare il Web 2.0 come una leva quasi strategica é, a mio avviso, sbagliato. L'Italia delle PMI non é ancora arrivata compatta all'età di internet, cioè la maggior parte delle imprese non hanno veramente beneficiato dei vantaggi che la rete telematica permetterebbe loro.

Quali potrebbero essere le innovazioni per le piccole e medie imprese? Sicuramente i pagamenti elettronici B2B, la fatturazione elettronica, la posta certificata, le smartcard, l'archiviazione digitale per smaltire, se non eliminare, la documentazione cartacea. In molte imprese manca concretamente l'informatizzazione dei processi, bisogna chiaramente dichiarare che numerose PMI sono ferme all'età di Internet, più precisamente all'età di Internet Explorer.

Proporre alle imprese l'adozione di tecnologie Web 2.0, facendole passare come una forma importante di innovazione, é un modo assai parziale di suggerire al sistema industriale qualche nuova leva competitiva.

Forse le innovazioni sopra suggerite non intervengono nella progettazione dell'offerta delle imprese, ma almeno garantiscono un profondo ammodernamento dei processi amministrativi e gestionali, assicurando un efficientamento delle relazioni di ciascuna azienda con la propria clientela, con i propri partner, con i propri fornitori, nazionali ed internazionali.

Di sicuro le forme di innovazione per la Financial Supply Chain producono risultati ben superiori ad un corporate blog. Le imprese nazionali dovranno entrare nella Network Economy, per salvaguardare la propria posizione e sviluppare nuovi business, quindi dialogare con la clientela grazie soprattutto alle transazioni e non alle sole relazioni, per quanto queste siano importanti nella fidelizzazione dei rapporti commerciali.


Per approfondimenti:

EIAA - European Interactive Advertising Association
> http://www.eiaa.net/news/eiaa-articles-details.asp?lang=4&id=117

Umberto Eco - l'attendibilità di internet
> http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1252511

Federico Fasce - Apogeo On Line
> http://www.apogeonline.com/webzine/2007/03/19/20/200703192001

Simona Scardino - 7 magazine
> http://www.7magazine.it/new.asp?id=885

Stefano Epifani - blog stefanoepifani
> http://blog.stefanoepifani.it/2007/03/05/A+Scuola+Di+Blog+Blogger+In+Cattedra.aspx
> http://blog.stefanoepifani.it

Marco Dal Pozzo - blog mdplab
> http://mdplab.blogspot.com/2007/03/corporate-blog-alla-ricerca-della.html
> http://mdplab.blogspot.com

Pandora Formazione - blog
> http://pandoraformazione.blogspot.com/2007/03/internet-e-la-perdita-della.html

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Monday, February 19, 2007

PMI.it: un sito utile per le piccole e medie imprese

Segnalo un sito decisamente interessante per le PMI nazionali, www.pmi.it. Nel sito sono disponibili numerose informazioni ed indicazioni, utile per le imprese italiane che desiderano avvicinarsi al "mondo" del marketing, dell'analisi della competitività aziendale, dell'IT applicato al supporto dei processi di gestione della clientela e della promozione pubblicitaria.

Tra le varie sezioni del sito, due si distinguono per la particolare utilità:
  1. tutorial > contiene consigli su come utilizzare alcuni software di office automation
  2. white paper > contiene studi e ricerche sulla tecnologia e sull'implementazione dell'IT

In tema CRM, due link interni in particolare:

Il primo consente di consultare una recente ricerca sui ritorni aziendali post CRM, il secondo porta ad una pagina dedicata alle varie piattaforme IT che consentono la gestione della clientela e la "registrazione" delle sue relazioni con l'impresa.

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Sunday, February 18, 2007

La Competitive Intelligence: raccontata da un esperto mondiale ad un pubblico non solo marketing


La Competitive Intelligence vista da uno dei massimi esperti mondiali, Leonard Fuld: il libro "The Secret Language of Competitive Intelligence" merita non solo di essere letto, dovrebbe essere studiato per il valore informativo elevato. L'autore riesce a trasmettere una serie di messaggi, insieme ad alcuni consigli che, quasi, invitano il pubblico ad un'azione immediata.
Non si tratta di una CI-Guide: Fuld racconta anche con proprie testimonianze e collegamenti a circostanze USA il significato della Competitive Intelligence, facendo quasi da interprete di aziende chiamate a superare momenti di difficoltà o pronte ad avviare importanti fasi di rinnovamento.
Viviamo in un momento particolare, dove le imprese nazionali sono chiamate a dare il massimo per cercare non solo di contrastare la pressione della concorrenza internazionale, quanto a costruire nuove relazioni di business, specialmente verso mercati "nuovi": una prova dell'impegno attuale é la recente missione diplomatica del Governo in India, con una buona rappresentanza di imprese nazionali, anche alcune PMI.
In questo contesto di maggiore competitività, ben si inserisce un'opera che vuole suggerire al lettore la giusta attenzione al mondo esterno ed alle informazioni circolanti, anche quelle meno "palesi" che possono essere comunque disponibili (a patto che...).
Un libro dedicato a tutti, fuori dagli schemi del training canonico: per incuriosire, per aprire un dibattito, sicuramente per stabilire un utile confronto tra la visione del marketing USA e quella, purtroppo, italiana, troppo spesso confinata ad aspetti operativi e di comunicazione.


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Sunday, February 11, 2007

Le PMI si avvicinano al CRM per sviluppare un controllo delle relazioni B2C


Da diversi anni si è affermata nelle grandi aziende la cultura della miglior gestione del contatto con il cliente e della salvaguardia della relazione di business.

Si è trattato, inizialmente, di uno sviluppo organizzativo, con la nascita di un responsabile, successivamente coadiuvato da un proprio staff.

Nel prosieguo dell’affermazione del modello CRM (Customer Relationship Management), lo staff ha avuto a propria disposizione, nella maggior parte dei casi, un sistema informativo dedicato, spesso sviluppato su un database (l’archivio dei contatti, da collegare con le schede della clientela già disponibili per le funzioni amministrazione e controllo finanziario).

L’obiettivo del CRM è la fidelizzazione del cliente, cioè la convergenza di tutte le funzioni aziendali verso un’attenzione integrata e continua alla clientela, una sorta di monitoraggio informativo e comportamentale.

I sistemi IT supportano le funzioni grazie ad una condivisione delle informazioni sulla clientela, cioè permettono di centralizzare tutti i dati e di aggregarli ed elaborarli per scopi di ricerca differenti: in questo modo la funzione di marketing potrà approfondire la conoscenza della clientela studiandone il comportamento, e cercando di prevederne le possibili nuove aspettative, la funzione commerciale potrà informare particolari clienti riguardo a nuove offerte, conoscendone le particolari esigenze e/o intenzioni di acquisto.

Si crea sostanzialmente un rapporto quasi personalizzato tra la società fornitrice ed il mondo della clientela, un rapporto che potrebbe favorire una gestione più diretta del contatto, il cosiddetto marketing one-to-one.

Se il mondo delle grandi imprese utilizza da tempo questo sistema di gestione della conoscenza della clientela, così non è per molte delle PMI: a dimostrazione di ciò, una recente iniziativa condotta presso l’Unione degli Industriali di Napoli, finalizzata alla presentazione ed alla discussione della funzione CRM.

Si spera che le PMI possano recuperare il tempo perduto, per difendere meglio la propria competitività.

Collegamenti:

> http://www.denaro.it/go/a/_articolo.qws?recID=263722
> http://www.unindustria.na.it/home.cfm

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