Marketing Intelligence

Il processo informativo di Intelligence a supporto delle ricerche di marketing, applicato principalmente per conoscere la composizione e le dinamiche di un particolare mercato ed il livello di competitività delle società leader

Sunday, March 09, 2008

La rivoluzione digitale ha cambiato la società. Internet é una risorsa indispensabile. Una ricchezza per il business. Fino a quando?


All'inizio degli anni 2000 poteva sembrare una decisa esagerazione. I giornali ne parlavano, ovviamente sulle edizioni cartacee. I telegiornali ne parlavano meno, con una certa attenzione agli aspetti scientifici. In tv qualche comico ci scherzava sopra, con ironia ed intelligenza. Oggi é una realtà, é presente nel quotidiano di molti di noi, non ancora alla portata di tutti. Il successo della rete internet é divenuto tale proprio quando é diminuito il clamore che ne ha accompagnato il continuo cammino evolutivo: da piattaforma ICT ad ambiente sociale e professionale abituale, un riferimento semplice.

Sempre nei primi anni 2000 alcuni annunciavano i marketplace, i sistemi BtoB, le soluzioni eCommerce. Era nata la NET ECONOMY. Oggi gli acquisti digitali e l'utilizzo degli strumenti di monetica per eseguire le transazioni commerciali sono una realtà accettata, anche grazie alla diminuzione delle barriere culturali che per un certo periodo di tempo hanno rallentato il successo dei sistemi B2C.

La rete é accettata, meno "segreta", più facile. La gente si é abituata al suo uso, sono in aumento i cittadini digitali (coloro che fin dalla prima educazione ne apprezzano i servizi di ricerca informativa), ed in aumento quelli che la conoscono al punto da valorizzarne le caratteristiche per migliorare la propria attività lavorativa/professionale.

Ma alcune previsioni parlano di una rete divenuta enormemente grande, complessa, a causa della continua crescita dei dati. Leggendo un articolo di Alessandra Carboni - pubblicato sul Corriere della Sera il 20 novembre 2007 - si comprende quanto si sia sviluppata la piattaforma internet.

"Una ricerca condotta dagli studiosi del Nemertes Research Group rivela che da qui a due anni internet potrebbe non riuscire più a sopportare il peso dei nostri movimenti in rete e collassare tragicamente. Il motivo? L'incapacità delle attuali reti di reggere il traffico dati generato sia da parte degli utenti privati che dalle aziende. In particolare, gli analisti prevedono che la responsabilità della paralisi sarà imputabile principalmente ai contenuti web che appesantiscono le connessioni, come video streaming interattivi e trasferimenti di file in modalità peer-to-peer".

Il marketing deve essere grato alla rete, perchè alcune nuove competenze degli specialisti di marketing sono dovute proprio alla notevole disponibilità di informazioni immesse nella rete dai consumatori. E queste informazioni consentono ai marketer di poter integrare la marketing intelligence con l'analisi dei consumatori (consumer insight). Anche i product manager debbono "ringraziare" la rivoluzione digitale, spesso infatti possono conoscere le idee (anche critiche) dei consumatori, e possono migliorare i prodotti commercializzati. Ed i manager della funzione di competitive intelligence dispongono, grazie alla rete, di interessanti dati sulle società concorrenti, informazioni che possono essere aggregate grazie alle tecniche di opensource intelligence.

Il business dipende dalla rete. Se negli anni 2000, anche negli Usa, molte SME non avevano compreso il valore della rete, ed erano lontane dal valorizzarne alcuni servizi nei propri processi produttivi, marketing, commerciali, oggi la realtà é ben diversa. Al punto che numerose imprese sono "agganciate" alla rete.

In pochi anni una rivoluzione si è completata. Oggi quei caratteri rivoluzionari sono scomparsi, perchè presenti fluidamente nella quotidianità, o semplicemente "incapsulati" nei processi di internazionalizzazione più noti come "globalizzazione". Nel 2010 Internet dovrà, forse, superare la sua prima prova di maturità. E, con lei, l'economia della rete.

Nemertes Research Group > http://www.nemertes.com/

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Thursday, February 28, 2008

La crisi si sposta dal mondo reale a quello digitale. Come mai tanto clamore per Microsoft-Yahoo? Quanto vale il digital business?

I segnali ci sono, le paure crescono, e la confusione dei media sembra intensificare una crisi da tempo, purtroppo, annunciata. La globalizzazione, quel fenomeno economico e culturale che vede nell'integrazione dei sistemi produttivi e dei mercati nazionali il progresso decisivo per assicurare la crescita dei Leader, forse manifesta un cedimento imprevisto.

Negli Stati Uniti il timore del crash é alto, e le ultime notizie riferiscono di rischi anche per le banche, specialmente quelle di piccole e medie dimensioni. La crisi, insomma, potrebbe fare feriti anche nel sistema del credito, e non solamente tra i numerosi "cattivi" pagatori.

Ma il pericolo della crisi forse affiora, anzi, forse torna ad affacciarsi, nel mondo digitale. Come negli anni '90, dove si parlava (il più delle volte a sproposito) di nuova economia e nuovi modelli di business, da circa due anni si parla del "nuovo web", il cosiddetto 'web 2.0'. Se negli anni '90 gli analisti finanziari avevano sovrastimato il valore delle società tecnologiche, giustificandosi - a posteriori - per la mancanza di modelli di confronto e di tecniche di benchmarking nel settore ICT, cosa é avvenuto di recente? Forse, qualcosa di simile? Forse, si é di nuovo in una pseudo età dell'oro, nella quale si magnifica al nuovo con una fiducia eccessiva, se non sospetta?

In questi ultimi giorni i telegiornali, i quotidiani, gli organi di informazione hanno trattato il tema Microsoft-Yahoo. L'interesse del Gruppo Microsoft nei confronti del portale Yahoo é stato trattato anche in modo approfondito dalla maggior parte dei media. Perchè?

Abbiamo forse assistito ad un medesimo interesse quando, nel corso degli ultimi mesi, altre realtà leader del settore ICT come IBM ed Oracle hanno annunciato alcune strategiche acquisizioni societarie? Non é successo, anzi alcune operazioni finanziarie, comunque coerenti con i piani industriali annunciati, non hanno incontrato l'attenzione della stampa (ad eccezione di quella specializzata).

Invece, nelle ultime settimane, una buona parte degli italiani ha potuto ascoltare le notizie che "informavano" sulla strategia Microsoft nel digital advertising. E siamo tornati a sentir parlare di miliardi come se, nel mondo di second life, si virtualizzassero anche gli investimenti del mondo reale. Ma la crisi che colpisce chi vive nella "common life" sembra iniziare anche nella società digitale: infatti la comScore Media Metrix, una società leader a livello mondiale nell'analisi e misurazione del canale web, ha pubblicato in questi giorni uno studio sull'advertising online, segnalando che nelle prime settimane del 2008 sono diminuiti l'internet audience nei canali business ed i clic commerciali, quindi sono scesi - rispetto al mese di dicembre 2007 - il numero di click sulle inserzioni web e conseguentemente il numero dei visitatori che hanno acquistato prodotti e servizi dopo aver cliccato su una pubblicità in internet.

La notizia é stata ben esposta su VisionPost, nell'articolo "I clic di Google preoccupano Wall Street". Dopo cinque anni dalla bolla della new economy, dopo cinque anni dall'internet bubble, i media hanno imparato a misurare la concretezza che alberga nel mondo digitale? Dopo cinque anni dalla crisi finanziaria che ha limitato il mercato Nasdaq, gli analisti finanziari hanno compreso quali sono i dati da analizzare e le informazioni da verificare, prima di annunciare il facile successo di una società ICT? Dopo cinque anni, le persone comuni avranno capito che, quando si parla in tono troppo entusiasta delle società tecnologiche, é il caso di aprire bene gli occhi?

Due provocazioni:
1) come mai non si parla, negli articoli su Microsoft-Yahoo, del problema della sovrapposizione di asset tra le due realtà? come mai la pericolosa ridondanza non é trattata, dai giornalisti più attenti? curioso, data la possibile la duplicazione del sistema di offerta di alcuni servizi caratteristici, nel caso la fusione abbia luogo;
2) come mai, in tanti "buzz" 2.0, non si alzano minime critiche - razionali - sulla società digitale? Siamo veramente sicuri che l'ambiente web e l'internet advertising, in particolare il business nei sistemi B2B e B2C, siano stabili e destinati a crescere in tempi rapidi?

Non bisogna promuovere, certamente, considerazioni troppo immediate: si rischierebbe di essere semplicistici, e forse anche approssimativi, nelle riflessioni. Ma quanto abbiamo imparato dalla Internet Bubble? Siamo sicuri che non possa accadere nuovamente?

Per approfondimenti:
Il Sole 24 Ore > "Microsoft e la pubblicità online: una scommessa da un miliardo"
The Wall Street Journal > "On the Web, Signs of a Click Recession"

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Saturday, July 28, 2007

Il futuro del marketing nella rete é "passato" anche qui: interessante articolo del 2000 sul net-mrkt


Molto spesso il futuro si anticipa, o almeno si può comprendere come stretta conseguenza del presente, interpretando con accortezza gli eventi del passato. Tra questi, bisogna annoverare le circostanze occorse, i fatti più importanti, le opinioni e le discussioni che hanno accompagnato il succedersi degli avvenimenti. L'affermazione della rete internet é stata un processo comunicativo, non solo tecnologico e business. Ripropongo un articolo pubblicato nel 2000, come miglior occasione per riflettere su quanto discusso all'inizio dell'epoca della rete, per discutere su cosa nel "marketing della rete" si sia maggiormente concretizzato, ovviamente su cosa era atteso o comunicato come imminente, e poi non si é accaduto.

Per coinvolgere il pubblico, estrapolo dal documento alcune frasi: potrebbero incuriosire, o forse interessare un pò tutti. Ricordo che si tratta di un riferimento al passato, e nell'epoca della tecnologia e del progresso veloce, un periodo di sette anni é indubbiamente un "lungo periodo".

  • I soggetti con cui l’impresa dialoga nel mercato sono attori
  • La tecnologia abilita forme di interazione finora sconosciute
  • Lo scenario prefigurato dai sostenitori dell’one-to-one marketing, ha avuto il vantaggio di poggiare su un sistema di pratiche consolidate e su tecnologie oggi effettivamente in grado di dare un senso a grandi masse di informazioni, altrimenti impossibili da gestire in modo economico (Peppers, Rogers 1993)
  • Il ruolo degli intermediari commerciali tende a mutare verso forme innovative di gestione di comunità on line con uno spostamento sostanziale del baricentro della catena del valore dall’impresa all’utente finale
  • Il consumatore non può essere ridotto a un profilo di database
  • Il nuovo ruolo dei consumatori nel marketing interattivo
  • I consumatori capaci di organizzarsi in rete sapranno proporsi come controparti negoziali
  • La sfida competitiva lanciata dalla rete pone le imprese di fronte all’opportunità di capitalizzare il patrimonio di esperienze maturate nei diversi contesti in cui operano i consumatori

Dalla lettura del documento, e da una valutazione del contesto attuale, sono portato a credere che:

>> la conoscenza del mercato non é più esclusiva della funzione di marketing: l'impresa dovrà imparare a condividere la conoscenza e l'insieme delle idee e delle esperienze dei consumatori, stabilendo con loro il futuro dell'offerta ed il lifecycle dei prodotti;

>> il corporate blogging diventerà il canale migliore per condurre le attività di market intelligence, per lo sviluppo della relazione tra impresa e cliente: nel futuro il blog sarà, progressivamente, un mediatore, e quindi non solo uno strumento di comunicazione o un ambiente di data-gathering;

>> oltre a permettere all'impresa di accrescere la propria conoscenza (sviluppata proprio con il contributo dei principali stakeholder presenti nella rete I CONSUMATORI, i propri clienti), il blog sarà il rappresentante dinamico della corporate identity, sarà il volto interattivo a sostegno del brand.

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Saturday, July 21, 2007

Le iniziative di comunicazione e marketing nel Web 2.0: da dove partire


Segnalo un post pubblicato sul blog FutureLab, a cura di Yann Gourvennec. Nel documento l'autore cerca di riassumere, facendo chiarezza, il valore del web 2.0: per motivare le ragioni che dovrebbero spingere alla progettazione di ambienti web innovativi, vengono brevemente elencate le caratteristiche alla base del nuovo mondo di internet, esaltando infatti
  • le caratteristiche 'umane', come la Collective Intelligence (idea originaria di Howard Rheingold),
  • le caratteristiche 'funzionali', come i feed RSS (real simple syndication),
  • le caratteristiche 'tecniche', come il 'thin client'.

Per approfondimenti: http://blog.futurelab.net/

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Friday, July 20, 2007

Il turismo in Italia? una risorsa di valore per il Paese, da trattare come tale

Molto spesso si leggono articoli sulla stampa che trattano il tema della competitività delle imprese italiane, rispetto alle aziende di altri stati comunitari. In numerosi articoli i giornalisti imputano alla frammentarietà del sistema industriale la causa principale della minore competitività delle imprese, generalmente l'altro "freno" é imputato alla minima 'ricerca e sviluppo', da cui dipendono conseguentemente la scarsa innovazione tecnologica, a cominciare dalla modesta informatizzazione dei processi (a parte quelli amministrativo-contabili) e dalla limitata automazione delle attività produttive nelle PMI. Il turismo come si pone di fronte alle piccole imprese? E' una questione di primaria importanza, considerando che sono proprio le strutture ricettive 'piccole' la possibile forza del prossimo futuro. In Italia, infatti, negli ultimi anni, sono state le strutture agrituristiche ad attrarre nuovi segmenti di clientela, anche dall'estero, quasi a rispondere alla pressione competitiva esercitata dai leader della ricezione turistica come le catene alberghiere internazionali.

Quale potrà essere il fattore di innovazione negli agriturismi? La progressiva valorizzazione della tecnologia IT di base, a partire dal canale internet (i siti web sono sempre più visitati dai clienti, che li consultano alla ricerca di informazioni importanti come foto, programmi, prezzi, testimonianze scritte da persone già ospiti), per proseguire con i servizi di informazione come l’email marketing.

Ma non sono "solo" le piccole strutture turistiche chiamate ad innovarsi, confrontandosi con il progresso ed ovviamente con i 'big player': tutto il settore del turismo italiano deve difendersi dai sistemi di offerta esteri, ad esempio contrastando l'offerta emergente della Spagna e della Croazia.

Della situazione generale se ne é parlato al recente convegno promosso da CONFINDUSTRIA. Ecco come IlSole24Ore ha descritto la giornata: "Il turismo è uno dei settori chiave dell'economia dell'Italia e occorre che il Governo lo metta al centro delle attività coinvolgendo tutti i settori produttivi del Paese. Ma anche gli imprenditori devono fare la loro parte e fare sistema per recuperare il terreno perso negli ultimi anni. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, intervenendo alla giornata sul turismo, ha ribadito che se da una parte «abbiamo bisogno di un Governo che decida» anche in questo settore, dall'altro «le aziende sono ancora troppo piccole e ci sono troppi corporativismi».

Per il Presidente di Confindustria, «all'Italia serve uno sforzo comune di Governo, Regioni e operatori economici per rilanciare il settore turistico. Non possiamo rassegnarci al declino - ha detto - e dobbiamo riuscire a ridiventare i numeri uno nel mondo». Montezemolo ha sottolineato che la formazione degli operatori turistici rimane un punto fondamentale e ha ricordato i dati di un primato che ormai non è più tale. Ha ribadito che l'Italia ha lavorato male perchè sul piano della ricettività turistica dal primo posto degli anni '70 il Paese è scivolato al quarto posto degli anni '90 «E - ha aggiunto - in assenza di decisioni rapide, rischiamo di scivolare al settimo posto della graduatoria».

«Bisogna crescere, unirci, fare sinergie e fare sistema. Occorre affrontare nel turismo un'analisi comparativa con i concorrenti» e soprattutto affrontare il tema della formazione che è essenziale. Il presidente di Confindustria, inoltre, ha ribadito il proprio assenso alla proposta del vice presidente del Consiglio, con delega al turismo, Francesco Rutelli, sulla riforma della stagionalità del calendario scolastico che porterebbe a un miglioramento dell'offerta turistica del nostro paese. Rutelli ha affermato che nel turismo «l'Italia deve tornare campione del mondo» e ha aggiunto: «ne ha le qualità e se lavoriamo insieme il turismo sarà l'industria del XXI secolo»".

Certamente in Italia, nel settore del turismo, esistono tante, tantissime strutture di modeste dimensioni. Possiamo augurarci che un processo di consolidamento si sviluppi, presto. Ma probabilmente il Paese necessita di un programma politico pluriennale per lo sviluppo del turismo nazionale. Non può essere lasciato alla sola iniziativa privata, tenendo conto della necessità di combinare diversi piani di investimento, come le infrastrutture di collegamento ed i vettori di trasporto, Alitalia a parte.

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Saturday, May 05, 2007

Whitepaper EIU sul futuro del marketing: "Dal monologo al dialogo"

E' disponibile sulla rete il whitepaper sviluppato dall'Economist Intelligence Unit - EIU sul marketing e sul futuro della funzione, cioè sulle possibili evoluzioni grazie al progredire dei media e della tecnologia che li supporta.

Il documento esamina il nuovo modo di dialogare tra le imprese e la propria clientela, ponendo in primo piano il "dialogo" cioè uno scambio continuo di messaggi e feedback.

La ricerca considera fondamentali le seguenti responsabilità del marketing on-line ed off-line:

branding,
integrazione,
misurabilità e responsabilizzazione,
organizzazione interna.

Il marketing on-line é divenuto decisivo nell'influenzare i consumatori, "influenzandoli" all'azione. "Le aziende leader hanno scoperto che gli strumenti e i contenuti che permettono ai clienti di cercare l’informazione sui prodotti ed i servizi stanno diventando delle vere e proprie caratteristiche del marchio". L'integrazione strategica con i partner pubblicitari ed i media permette alle imprese di pianificare l'acquisto degli spazi promozionali, anche a salvaguardia del brand. Ma gli investimenti debbono essere misurati, e la logica ex-ante comincia ad essere indispensabile quanto quelle ex-post (classico processo di audit delle campagne). Per poter vivere i differenti ruoli che il marketing é chiamato a svolgere, la riflessione é quella di suggerire un graduale cambiamento organizzativo, perchè possa esser meglio distribuito il carico di lavoro e reso, soprattutto, specialistico.

Argomenti chiave:

Branding

> Il canale online consente agli specialisti del marketing di creare esperienze di marchio che contengano anche un percorso di azione per il consumatore.
> Gli strumenti interattivi che permettono ai clienti di esaminare e fare ricerche su prodotti e servizi sono diventate a giusto titolo delle caratteristiche della diffusione del marchio.
> Il web consente ai marchi online di crescere diventando l’espressione principale del marketing di un’organizzazione.


Integrazione

> Il marketing online sta eliminando la separazione storica esistente fra il lavoro creativo e le attività di media planning e acquisto degli spazi.
> La sfida all’integrazione degli obiettivi di marketing crescerà poiché gli specialisti del marketing svilupperanno il mix di campagne sui media online e offline.


Misurazione e responsabilizzazione

> La capacità di valutare i risultati si perfezionerà, comunque, dato che i CEO pretendono la prova diretta di un utile derivante dall’investimento di marketing.
> Una maggiore responsabilizzazione trasformerà il modo in cui gli specialisti di marketing di un’azienda organizzano i loro legami con le agenzie e i media provider.


Il futuro del marketing dovrà passare attraverso il futuro di internet, anticipato da social networking, podcasting e multi-player video games.


Link utili per approfondimenti

-- The Economist Intelligence Unit web site - www.eiu.com

-- per poter accedere al rapporto sviluppato dall'EIU:
http://blog.studiopleiadi.it/content/binary/il_futuro_del_marketing.pdf
http://blog.studiopleiadi.it/ - post "il futuro del marketing nell'era di internet"

-- Maurizio Goetz - blog marketing usabile
http://marketingusabile.blogspot.com/2007/05/primi-segnali-forti-dal-mercato.html
Primi segnali forti dal mercato pubblicitario U.S.A.

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Saturday, March 24, 2007

La sirena della tecnologia e l'inganno al Paese



Nel 2007 Internet sarebbe dovuto essere, ormai, noto a tutti. Il digital divide già superato.

Ci saremmo dovuti in una fase pressochè avanzata della società della conoscenza.

La Pubblica Amministrazione dovrebbe aver completato la propria modernizzazione, grazie anche alla tecnologia: la rete dovrebbe esser divenuta la parte importante dell'integrazione tra la PA centrale e le numerose realtà locali (regioni, specialmente province e comuni).

Le società private dovrebbero aver introdotto l'IT nei differenti processi in carico alle funzioni aziendali (amministrazione, finanza, logistica, marketing, comunicazione, produzione, vendite).

Purtroppo, l'uso del condizionale é corretto, perchè la situazione attuale non consente affatto di parlare al presente. L'Italia pubblica e privata non ha ancora visto un progresso omogeneo, realmente diffuso, in grado di rendere la società produttiva del Paese più vicina agli stati leader nell'innovazione.

Perchè, nonostante il perdurare di una generale arretratezza dell'Italia, si é sviluppato un nuovo clima di entusiasmo per le tecnologie? perchè questa esaltazione per l'innovazione (che non c'é....) si collega direttamente alla tecnologia? soprattutto, perchè si semplifica il problema della limitata competitività italiana, riducendolo ad una mancata innovazione di natura tecnologica?

Certamente le soluzioni informatiche possono migliorare i processi della pubblica amministrazione e delle imprese, ma non dovrebbero essere elevate al punto da apparire come la via maestra per un traguardo difficile come quello del recupero della competitività nazionale.

Negli ultimi anni si legge e si sente molto di internet, di "Web 2.0".

<<Da mesi non sentiamo che parlare di Web 2.0. La società di ricerca Gartner è stata categorica: chi non saprà cogliere le opportunità del Web 2.0 rischia di rimanere tagliato fuori dal nuovo Rinascimento di Internet, trainato dal Nasdaq. Ma cosa sia esattamente il Web 2.0, la seconda versione del World Wide Web, nessuno sa dirlo con precisione. Alla base del Web 2.0 è innanzitutto un approccio volto alla politica collaborativa, social networking e all'interattività>> #1

Cosa può essere il Web 2.0? Una definizione chiara, che potrebbe spiegare in modo semplice il Web 2.0 per un aspetto essenziale quale la cooperazione, é la seguente:

<<il cosiddetto Web 2.0 che, lungi dal rappresentare il culmine dell’evoluzione del mondo Internet negli ultimi dieci anni, è un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all'insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani>> #2

Come può essere possibile il recupero dell'Italia, della propria produttività, puntando sulla sola innovazione tecnologica, in particolare sul web 2.0? probabilmente é stata esaltata l'informatica, ancora più probabilmente si é creduto (e qualcuno lo ha lasciato volutamente credere....) che l'IT potesse colmare il gap che esiste tra molte imprese nazionali e quelle estere, oppure ridurre in pochi anni i ritardi dei processi di ammodernamento dell'apparato pubblico, centrale e locale.

Nel blog http://robertodadda.blogspot.com un post domandava se il web 2.o esistesse sul serio
(http://robertodadda.blogspot.com/2007/03/web-20-esiste-davvero.html).

Ho contribuito al post con questo intervento:

Di sicuro sul Web 2.0 c'é una certa confusione. Ma nel sostenere che non sia avvenuta un'evoluzione comportamentale degli utenti, organizzativa nelle imprese, tecnologica nelle infrastrutture, metodologica nell'integrazione e realizzazione dei servizi, si potrebbe correre il rischio di negare la trasformazione del concetto stesso di internet e di networking a livello business e sociale.Nel mondo sono organizzate da 4 anni conferenze che spiegano le evoluzioni del web.La definizione del Web 2.0, o l'interpretazione su cosa possa essere, é stata espressa nel 2005 da Tim O'Reilly, ribadita nel 2006 da Tim Berners-Lee, che ha "anticipato" l'affermazione piena delle reti concettuali in un prossimo scenario web (la rete e lo sviluppo dei sistemi semantici).Capisco lo smarrimento, ed il sano scetticismo: del resto può dar fastidio (giustamente) il sentir parlare di web 2.0 con finalità promozionali.

Come già scritto in un precedente intervento (Blog, second life, twitter come nuove "internet bubble"), le tecnologie hanno un proprio valore, ma non sempre può bastare al successo
http://marketing-intelligence.blogspot.com/2007/03/blog-second-life-twitter-le-nuove.html

L'Italia necessita di una modernizzazione non solo IT, servono una cultura imprenditoriale ed una politica nuova, serve assolutamente una visione di lungo periodo: in mancanza di obiettivi chiari, non sarà possibili promuovere un progetto complesso di ripresa. E neppure sarà giusto lasciarsi ingannare dalla valutazione semplicistica sulla tecnologia come soluzione miracolosa.


Link in tema:
http://www.apogeonline.com/webzine/2007/01/16/19/200701161901
http://www.xyz.reply.it/web20/
http://marketing-intelligence.blogspot.com/2007/02/web-10-web-20-web-30-web-x0.html


#1 fonte: Mirella Castigli, vnunet / 10-settembre-2006
http://www.vnunet.it/it/vnunet/special-report/2006/09/11/web-2-0-evoluzione-hi-tech-o.

#2 fonte: Mario Montalto, TWT - Telecomunicazioni ad alta velocità / novembre 2005
http://www.microsoft.com/italy/pmi/marketing/internetmarketing/web20.mspx

Immagine fonte: http://barcamphyderabad.pbwiki.com/f/web20_whatis.gif

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Monday, March 19, 2007

Blog, second life, twitter: le nuove Internet Bubble ed il rischio di una Italia distratta dal costruire la propria competitività


Una volta, forse, questo modo di comunicare aveva una propria efficacia.

Ma, ad oggi, grazie al continuo sviluppo delle tecnologie internet oriented, l'offerta complessiva di strumenti di comunicazione e di socializzazione produce effetti sempre positivi? I vantaggi sono più per il mondo consumer, oppure, in prospettiva, per le imprese "lungimiranti"?

La risposta non credo che sia semplice, si potrebbe correre il rischio di banalizzare i fenomeni del web 2.0. Però ritengo che l'entusiasmo verso i blog, individuali o corporate, verso twitter, verso second life sia eccessivo: solamente all'inizio degli anni 2000 abbiamo assistito al declino dell'internet bubble, e registrato la scomparsa di numerose aziende che annunciavano trionfi tecnologici ed applicativi.

Oggi la rete internet é al centro degli interessi, anche culturali: privati ed aziende ne sono attratti, eppure in Italia permane una situazione di arretratezza chiamata digital divide. Cresce la società della conoscenza, forse si arriverà al raggiungimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona, magari nel 2010 l'Europa avrà sviluppato una maggiore competitività, distribuendo meglio la ricchezza prodotta e favorendo una nuova occupazione, più qualificata.

Ma non sempre la rete consente a chi si avvicina di farne un uso appropriato, e di facilitare la propria posizione personale e/o professionale: una ragione può essere la dispersione della rete stessa, il proliferare di dati, un pericoloso information overloading. Un'altra ragione potrebbe essere la qualità dei dati stessi, cioè il livello di attendibilità e pertinenza rispetto al bisogno informativo del navigatore in internet.

Una ragione inaspettata é il valore "sociale" di internet. Potrebbe sorprendere, forse, la comparsa di nuove patologie legate alla rete, in particolare quelle correlate all'abuso di internet ed al bisogno di comunicare continuamente. Si tratta di una vera dipendenza dal web, e la circostanza deve indurre ad alcune riflessioni sui risultati della modernizzazione: finalmente in Italia si inizia a registrare un aumento del traffico ADSL, finalmente alcune aree del meridione possono beneficiare di una migliore connettività, ma paradossalmente si manifestano anche alcune situazioni di stress da internet.

Dopo aver compreso il successo recente della rete, ci si potrebbe domandare: internet nella versione Web 2.0 contribuisce alla cultura? oppure é una forma di svago, di intrattenimento? considerando le nuove preferenze degli italiani, assomiglia più ad un divertimento che ad uno strumento di studio o lavorativo. Cioè la funzione ricreativa supererebbe il valore professionale o business.

Questa considerazione sulla rete come ambiente virtuale di socializzazione potrebbe dare un giudizio sui blog individuali, sul messaging real time, offrendo una chiara interpretazione delle ragioni di consumo dei nuovi servizi internet.

Perchè in questo momento di "esplosione" del Web 2.0, allora, si cerca di coinvolgere le imprese? Perchè si lascia passare il messaggio che il corporate blogging produrrà chance importanti di business?

In Italia numerose imprese, specialmente tra le PMI, non hanno ancora realmente beneficiato dell'innovazione organizzativa e tecnologica: l'Istat mostra un quadro comunque positivo, cioè é cresciuta la dotazione di strumenti IT da parte delle piccole e medie imprese, ma non sempre dietro l'acquisto di nuova tecnologia si registra un successivo miglioramento della gestione e della produzione. L'innovazione deve essere anche culturale e metodologica.

Nel Paese sono tanti, purtroppo, i casi di mancata innovazione: celebrare il Web 2.0 come una leva quasi strategica é, a mio avviso, sbagliato. L'Italia delle PMI non é ancora arrivata compatta all'età di internet, cioè la maggior parte delle imprese non hanno veramente beneficiato dei vantaggi che la rete telematica permetterebbe loro.

Quali potrebbero essere le innovazioni per le piccole e medie imprese? Sicuramente i pagamenti elettronici B2B, la fatturazione elettronica, la posta certificata, le smartcard, l'archiviazione digitale per smaltire, se non eliminare, la documentazione cartacea. In molte imprese manca concretamente l'informatizzazione dei processi, bisogna chiaramente dichiarare che numerose PMI sono ferme all'età di Internet, più precisamente all'età di Internet Explorer.

Proporre alle imprese l'adozione di tecnologie Web 2.0, facendole passare come una forma importante di innovazione, é un modo assai parziale di suggerire al sistema industriale qualche nuova leva competitiva.

Forse le innovazioni sopra suggerite non intervengono nella progettazione dell'offerta delle imprese, ma almeno garantiscono un profondo ammodernamento dei processi amministrativi e gestionali, assicurando un efficientamento delle relazioni di ciascuna azienda con la propria clientela, con i propri partner, con i propri fornitori, nazionali ed internazionali.

Di sicuro le forme di innovazione per la Financial Supply Chain producono risultati ben superiori ad un corporate blog. Le imprese nazionali dovranno entrare nella Network Economy, per salvaguardare la propria posizione e sviluppare nuovi business, quindi dialogare con la clientela grazie soprattutto alle transazioni e non alle sole relazioni, per quanto queste siano importanti nella fidelizzazione dei rapporti commerciali.


Per approfondimenti:

EIAA - European Interactive Advertising Association
> http://www.eiaa.net/news/eiaa-articles-details.asp?lang=4&id=117

Umberto Eco - l'attendibilità di internet
> http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1252511

Federico Fasce - Apogeo On Line
> http://www.apogeonline.com/webzine/2007/03/19/20/200703192001

Simona Scardino - 7 magazine
> http://www.7magazine.it/new.asp?id=885

Stefano Epifani - blog stefanoepifani
> http://blog.stefanoepifani.it/2007/03/05/A+Scuola+Di+Blog+Blogger+In+Cattedra.aspx
> http://blog.stefanoepifani.it

Marco Dal Pozzo - blog mdplab
> http://mdplab.blogspot.com/2007/03/corporate-blog-alla-ricerca-della.html
> http://mdplab.blogspot.com

Pandora Formazione - blog
> http://pandoraformazione.blogspot.com/2007/03/internet-e-la-perdita-della.html

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