Marketing Intelligence

Il processo informativo di Intelligence a supporto delle ricerche di marketing, applicato principalmente per conoscere la composizione e le dinamiche di un particolare mercato ed il livello di competitività delle società leader

Sunday, March 11, 2012

Segnalazione > libro "L'impresa nell'era della convergenza"

Il libro di Luigi Ferrari "L'impresa nell'era della convergenza" sarà presentato al pubblico il 22 marzo 2012 a Milano.

Il mondo è cambiato, è diventato sempre più piccolo e piatto, grazie al progresso tecnologico, ai social network, alla disponibilità a costi decrescenti di dispositivi di connessione sempre più piccoli, potenti, versatili, convergenti. La convergenza non è però semplicemente tecnologica, ma strettamente intrecciata con aspetti culturali e relazionali fondamentali per l'impresa, legati in particolare alla evoluzione della psicologia e delle competenze degli individui/consumatori, sempre più capaci di esplorazioni autonome e di altrettanto autonome azioni di scelta o di rifiuto verso quelle imprese meno capaci di adeguarsi alle mutate esigenze identitarie e relazionali del ventunesimo secolo. Questo libro, che sceglie una prospettiva "corale" e un taglio fortemente attualizzante, tratta della necessità per l'impresa di modificare profondamente la pratica ancora diffusa della contrapposizione con i propri consumatori, per abbracciare la visione orientata alla cultura degli stakeholder, anche attraverso l'esposizione di una serie di studi sulla opinione pubblica e di una inedita ricerca sulle imprese condotta in Italia nella primavera del 2011.

Vi segnalo la presentazione scritta da Marco Minghetti, che ha curato una breve intervista all'autore del libro e che recentemente si é occupato di esaminare gli impatti delle nuove tecnologie e del networking sociale:
http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/01/limpresa-nellera-della-convergenza.html
http://www.marcominghetti.com/2011/12/06/la-rivoluzione-social-e-le-aziende-go-live/

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Thursday, March 31, 2011

Intervista a Roberto Cortucci, autore del libro "Competitive Intelligence"




L'intervista a Roberto Cortucci offre la possibilità di presentare un libro sulla competitive intelligence scritto da un esperto italiano, e di discutere su esperienze e pratiche di C.I. recenti.

1) Come giudica l'attenzione verso la competitive intelligence da parte delle imprese in Italia?
In Italia la competitive intelligence si è inizialmente diffusa nelle aziende di medio/grandi dimensioni, in particolare nelle strutture locali di aziende anglosassoni o americane che già avevano sviluppato presso la loro sede centrale questa attività. Se dovessi individuare un settore in Italia in cui questa attività è particolarmente sviluppata indicherei il settore farmaceutico, anche se attualmente questa attività si sta lentamente diffondendo anche in altri settori.
Poiché erroneamente molti consulenti e molti imprenditori associano questa attività soltanto alle aziende di grandi dimensioni, la competitive intelligence stenta a svilupparsi in Italia in quanto nel nostro Paese sono presenti prevalentemente PMI.
Il binomio competitive intelligence – aziende di grandi dimensioni non è del tutto corretto in quanto penso che proprio le PMI, grazie alla loro intrinseca rapidità nel prendere decisioni ed alla loro flessibilità nell’attuarle, possono trarre il massimo valore dall’attività di competitive intelligence.
In base alla mia esperienza, posso dire che le PMI italiane sempre più desiderano conoscere le azioni dei propri concorrenti e le dinamiche dei mercati in cui operano, pertanto perché esse possano passare dall’attuale limitata e destrutturata conoscenza della concorrenza dei concorrenti allo sviluppo di una sistematica attività di competitive intelligence è necessario che conoscano il valore che tale attività potrebbe generare all’interno della propria azienda anche di piccole/ medie dimensioni.
Compito degli esperti di competitive intelligence dunque è quello di illustrare ed evidenziare in modo concreto i grandi vantaggi, immediati e diretti, che derivano dall’utilizzo di tale attività.



2) Il suo libro "La competitive Intelligence" è una delle poche risposte italiane alla cospicua letteratura internazionale, tipicamente di origine anglosassone: quali sono state le motivazioni che la hanno spinta alla sua realizzazione?
La pubblicazione del mio libro sulla competitive intelligence è parte di un progetto molto ampio che sto portando avanti: diffondere la “concreta conoscenza” dell’attività di competitive intelligence in Italia.
Da un lato sto diffondendo la conoscenza dell’attività di competitive intelligence con il marchio competitiveintelligence.it®, attraverso il portale internet www.competitiveintelligence.it, che è il portale italiano dedicato esclusivamente alla competitive intelligence e che raccoglie articoli ed eventi ad essa relativi, dall’altro lato, proprio per affiancare e supportare concretamente le imprese nello sviluppo di questa attività, ho ideato e realizzato due differenti software di competitive intelligence: CIshare® e CImonitor®. Tutte queste attività hanno lo scopo di facilitare la diffusione e l’adozione in Italia dell’attività di competitive intelligence.
Ho scritto questo mio libro, spinto dal desiderio di raccogliere e diffondere la mia conoscenza e la mia esperienza più che decennale direttamente maturata in diverse realtà aziendali in questa materia, dal momento che ho avuto modo di constatare che gran parte della letteratura internazionale sulla competitive intelligence è costituita da trattazioni teoriche che descrivono per lo più questa materia in modo astratto illustrando solo esempi di casi di “mega aziende” e difficilmente ne consentono lo sviluppo concreto “sul campo” da parte del lettore. Sulla base di queste considerazioni e della mia esperienza dunque ho sentito l’esigenza di scrivere questo libro, cercando di offrire al lettore più che un ulteriore contributo teorico alla materia una vera e propria guida pratica che possa fargli concretamente capire la materia e possa aiutarlo e metterlo nelle condizioni di sviluppare immediatamente l’attività di competitive intelligence all’interno della sua azienda.

3) Negli ultimi 3, 4 anni pensa che il mondo delle imprese, senza ragionare particolarmente in termini di dimensioni e di modelli di business, stia acquisendo una piena consapevolezza del valore della competitive intelligence?
Sì, sicuramente la crisi economica di questi ultimi anni, il sempre più rapido sviluppo tecnologico e l’abbattimento delle tradizionali barriere geografiche stanno facendo in modo che l’imprenditore non possa più concentrare la sua attenzione, come è avvenuto fino ad oggi, solo sull’ottimizzazione dell’efficienza interna dell’impresa, ma debba confrontarsi necessariamente con l’ambiente esterno ad essa. Sempre più, anche la PMI sente l’esigenza di aumentare la sua conoscenza sia sui suoi concorrenti attuali che su quelli potenziali.
In questo momento è di fondamentale importanza far conoscere in modo corretto questa attività, facendo capire che essa non deve intendersi come un’attività ulteriore da sviluppare, ma al contrario che essa costituisce un vero e proprio nuovo processo da sviluppare all’interno dell’azienda mediante la diffusione di una nuova “cultura aziendale”.
Troppo spesso questa attività viene confusa con l’analisi della concorrenza o con la business intelligence, senza percepirne la finalità totalmente diversa e l’immenso valore che essa può generare se correttamente sviluppata.
Essa non fornisce infatti una visione passata o presente della realtà competitiva, ma essendo soprattutto una attività sistematica e continuativa di analisi di informazioni soft, è in grado di fornire all’imprenditore una visione prospettica e quindi di metterlo nelle condizioni non di ragionare solo sulla base dei dati storici, ma di essere in una “posizione” completamente diversa, potendo fronteggiare in modo adeguato possibili future minacce o avvantaggiarsi di possibili future opportunità.



4) Dalle sue esperienze, ritiene che le imprese generalmente apprezzino la C.I. per impostare le azioni più operative oppure per pianificare il proprio futuro? Cioè la C.I. è vissuta come un progetto straordinario per correggere il posizionamento dell'offerta oppure come una funzione ordinaria con cui orientare le strategie di medio lungo termine?
Ho notato che ci sono comportamenti molto diversi a seconda delle dimensioni e della complessità dell’impresa.
La maggior parte delle imprese di medio/grandi dimensioni normalmente elabora sia un piano strategico che un piano operativo e quindi trova la competitive intelligence molto valida per l’ elaborazione di strategie di medio/lungo termine. Queste imprese poi utilizzano l’attività di competitive intelligence anche per fronteggiare eventi di breve periodo, ma solo in modo secondario.
Nelle PMI che raramente elaborano un piano strategico e molto spesso non dispongono nemmeno di un piano operativo strutturato, si assiste invece ad un comportamento inverso: esse utilizzano l’attività di competitive intelligence inizialmente per supportare le decisioni di breve periodo, per lo più di carattere commerciale. Devo anche dire però che una volta che la PMI si rende conto del grande valore che questa attività genera e del notevole supporto che essa fornisce nelle decisioni di breve periodo allora, forse anche grazie alle conoscenze che la competitive intelligence fornisce, pian piano sente l’esigenza di elaborare un piano di medio/ lungo periodo utilizzando proprio l’attività di competitive intelligence come “guida”.
Quindi volendo sintetizzare potremmo dire:
- Grande impresa - Prima: medio/lungo periodo  Dopo: breve periodo
- PMI – Prima: breve periodo  Dopo: medio/lungo periodo




5) Nelle sue attività di consulenza, quanto e come "motiva" alla sua clientela il progetto di investigare la propria concorrenza?
Spiego subito che l’attività di competitive intelligence non deve essere circoscritta solo alla conoscenza del concorrente, in quanto essa è in grado di fornire una conoscenza di tutta l’arena competitiva in cui l’impresa sviluppa il suo business, comprese tutte le informazioni sui fornitori, grossisti, distributori e clienti. Ad esempio se la legislazione di un mercato si modifica in modo rapido cambiando le “regole” e quindi modificando radicalmente le posizioni consolidate dalle imprese, queste ultime possono, se in grado di gestire rapidamente e proattivamente il cambiamento, non “soccombere” passivamente, ma addirittura avvantaggiarsi dei cambiamenti in atto.
Penso sia importante spiegare che l’attività di competitive intelligence è un vero e proprio processo aziendale che, se sviluppato nel modo corretto, modifica anche il comportamento delle persone che lavorano all’interno dell’impresa. Spesso infatti mi è capitato di riscontrare come il personale aziendale cambi il proprio modo di lavorare e di “pensare”, ad esempio appena è a conoscenza di un’informazione rilevante sulla concorrenza non è più solo appagato dal semplice fatto di averla ricevuta, ma desidera subito utilizzarla, cercando prima di capirne il reale impatto e quindi la sua importanza ed immediatamente dopo utilizzandola non più in un’ottica passiva, ma individuando una possibile reazione capace di trasformare la minaccia in opportunità.
Sottolineo inoltre l’enorme valore delle informazioni soft, di quelle informazioni che sono nella mente delle persone, le uniche che permettono di prevedere eventi futuri.
Esse, di fatto già presenti all’interno dell’impresa, vanno solo strutturate e condivise, mediante l’utilizzo ad esempio di un valido software di competitive intelligence.



6) Il suo libro offre ai lettori qualcosa di più di un impianto di competitive intelligence: non "suona" come un manuale, probabilmente è nato dalla raccolta di casi concreti?
Ho scritto questo libro avendo sempre presente il mio obiettivo di essere “concreto”, cercando quindi di trasferire al lettore tutte le conoscenze “pratiche” che ho maturato direttamente in questi anni. Ho cercato di offrire al lettore più che una dissertazione puramente teorica sull’attività di competitive intelligence, una guida pratica che assista il lettore “passo dopo passo” nello sviluppo di questa attività cercando di evitargli alcuni possibili errori che solo con la pratica possono essere riconosciuti ed evitati.
Ho aggiunto poi due appendici in cui ho inserito delle tecniche di analisi da utilizzare sia per approfondire le conoscenze del mercato sia per esaminare nel dettaglio i dati dei concorrenti, fornendo in tal modo al lettore degli strumenti concreti utili per sviluppare autonomamente ed in tempi rapidi queste analisi.



7) Quali sono le evoluzioni previste per la linea di software specialistico (http://www.competitiveintelligence.it/il-software)?
Avendo sviluppato l’attività di competitive intelligence all’interno di varie realtà aziendali, ho avuto modo di conoscere e valutare diversi software, quasi totalmente di elaborazione americana, ma non sono mai riuscito a trovarne uno che “guidasse” l’azienda nello sviluppo e nella gestione dell’intero processo di competitive intelligence e che fosse personalizzabile alla singola realtà aziendale. Mi sono infatti imbattuto per lo più in software definiti di competitive intelligence, ma che in realtà erano software di business intelligence, in software che erano dei potenti motori di ricerca in internet capaci di ricercare varie parole chiave elaborando grafici sull’andamento finanziario delle varie aziende concorrenti, in software che non attribuivano il giusto valore alle soft information o addirittura non ne prevedevano la raccolta, tutti software piuttosto “rigidi” che non consentivano alla singola realtà aziendale una sua adeguata e flessibile personalizzazione; era sempre l’azienda a doversi adeguare alla struttura del software.
Ho avvertito quindi la necessità di ideare e realizzare due distinti software di competitive intelligence che permettono di valorizzare al massimo le soft information ed in particolare permettono, guidando gli utenti nelle varie attività, di sviluppare in modo semplice e rapido il processo di competitive intelligence all’interno dell’impresa.
In particolare alcune delle principali funzionalità dei software che ho sviluppato e che reputo essere essenziali nello sviluppo del processo di competitive intelligence sono:
- l’acquisizione e la raccolta sistematica di informazioni sui concorrenti e sul mercato;
- la gestione integrata di tutta la documentazione;
- l’analisi guidata delle informazioni e la definizione dell’impatto che esse hanno sul business;
- la gestione delle informazioni secondo il loro livello di probabilità;
- l’identificazione dei responsabili per la gestione delle informazioni;
- la diffusione delle informazioni e delle relative analisi secondo il livello di riservatezza;
- l’esecuzione di ricerche mirate su specifiche tematiche.
Questi software consentono alle aziende di sviluppare l’attività di competitive intelligence con un’assistenza diretta, personalizzata, continuativa e con un investimento contenuto, essendo essi nello stesso tempo anche supportati da un team italiano e quindi con costi non più così proibitivi. In particolare i software sono così differenziati:
a) CIshare®: permette di gestire in modo personalizzato il processo di competitive intelligence in realtà aziendali complesse.
b) CImonitor®: permette di gestire in modo semplice e veloce il processo di competitive intelligence nelle PMI.


Il libro di Roberto Cortucci si intitola: "La competitive intelligence. Competere in mercati complessi"

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Saturday, February 26, 2011

Segnalazione libro > "Intelligence economica. Il ciclo dell'informazione nell'era della globalizzazione"



Segnalo la presentazione del libro sull'Intelligence Economica del Prof. Paolo Savona e del Gen. Carlo Jean, che avverrà nel corso di un incontro in programma a Roma nel prossimo mese di marzo.

Negli ultimi anni sembrano essere in aumento i casi di spionaggio industriale, e questi episodi possono intaccare la competitività non solo delle aziende coinvolte, come danneggiate, ma dei loro Paesi nel momento in cui queste fossero strategiche per la realizzazione di infrastrutture e servizi di sicurezza nazionale e protagoniste di iniziative di innovazione tecnologica.

Sulla rete è possibile leggere una ottima e breve nota dell'analista Germana Tappero Merlo, che inquadra in poche battute lo scenario delle nuove forme di intelligence nelle dinamiche geo-politiche internazionali:

http://www.gtmglobaltrends.de/1/una_nuova_intelligence_fra_globalizzazione_economica_e_infowar_5599895.html

Un passaggio importante: certamente le informazioni consentono a gruppi industriali ed a Paesi di poter costruire e gestire la propria leadership, e altrettanto certamente in questo periodo la questione Wikileaks dimostra quanto sia delicato proteggere particolari informazioni (o comunque notizie), ma pur in presenza di una società sempre più digitale sembrano crescere più le insidie che le certezze. Infatti, se è vero che sono aumentate le fonti di informazione e la quantità dei dati, non si può affermare che le numerose informazioni siano qualitativamente interessanti ed attendibili: "se è vero, quindi, che l’informazione è sempre stata una fonte di potere, al giorno d’oggi, con la gran massa di notizie a disposizione, non può che diventare fonte di gran confusione. Ciò può avere i suoi risvolti pericolosi e drammatici, come hanno dimostrato l’11 settembre o i crolli di Borsa, o in apparenza banali ma decisamente fuorvianti, come ha dimostrato l’affare wikileaks. La colpa di tutto ciò non risiede tanto nel fatto che, negli ultimi due decenni, siano stati favoriti i sistemi ad alta tecnologia rispetto a quelli più tradizionali nella raccolta delle informazioni, quanto – e si tratta di un livello più delicato e sofisticato – non vi siano parametri adeguati per l’interpretazione della grande quantità di informazioni a disposizione. In pratica, sono stati raffinati i sistemi di raccolta, a vantaggio di una maggior quantità di materiale informativo a disposizione, a tutto svantaggio, però, della qualità dello stesso.
Tutto ciò ha favorito un innalzamento della conflittualità fra gli attori internazionali, come ha dimostrato l’affare wikileaks, e che possiamo definire, prendendo a prestito la terminologia militare, una knowledge warfare. La posta in gioco è elevata: si tratta del dominio dell’informazione politica, economica, finanziaria ed industriale che vede aumentare il suo valore in momenti come quello attuale, caratterizzato da recessioni economiche e da crisi finanziarie, nonché da instabilità politica diffusa.
Sta ai singoli attori gestire l’acquisizione e l’interpretazione delle informazioni, che nel frattempo sono diventate conoscenza diffusa, attraverso parametri di eticità comportamentale che limitino i rischi di una degenerazione dello scontro, tipico dell’ infowar
".

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Wednesday, December 31, 2008

Libro > "Intelligenza Competitiva"

In libreria si può trovare un manuale sulla competitive intelligence, ovvero sull'intelligenza competitiva, a cura di Riccardo Riccardi e Leonel César Rodrigues. Si tratta di un libro che presenta il processo generale della C.I., motivando le ragioni che dovrebbero spingere le organizzazioni alla sua adozione sistemica. L'ho trovato semplice, immediato, un testo certamente utile per chiunque voglia confrontarsi con le "nuove" tecniche di analisi ed interpretazione dei fenomeni competitivi.

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Sunday, July 06, 2008

Libro > "Progettare la formazione"

Consiglio il libro di Maurizio Castagna, "Progettare la formazione" (nuova ristampa del 2008), a chiunque voglia progettare un corso di formazione professionale o un percorso di specializzazione; é un manuale decisamente interessante e lineare, utile per costruire ed eseguire un piano di training destinato ad un pubblico di giovani e di neo-assunti, e soprattutto ad un pubblico più "adulto".

Progettare la formazione. Guida metodologica per la progettazione del lavoro in aula
Franco Angeli

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Sunday, May 18, 2008

Libro > "Analisi strategica. Per una ricerca delle determinanti del successo aziendale"

Segnalo un libro che non può mancare nella collezione ideale dei manuali di analisi di marketing: "Analisi strategica. Per una ricerca delle determinanti del successo aziendale", scritto dal prof. Marcantonio Ruisi, pubblicato nel 2005 dalla Giuffrè Editore, nella collana di studi economici-aziendali CUSA (Centro Universitario Studi Aziendali).

Il libro si divide in due parti:
1) l'analisi della strategia competitiva o di business;
2) l'analisi della strategia aziendale o corporate.

Dall'introduzione, a cura dello stesso autore:
"il lavoro procede secondo una strutturazione articolata passando, in certo qual modo, dal particolare al generale: dalla strategia a livello competitivo riferita alla specifica combinazione prodotto/mercato/tecnologia (Area Strategica d'Affari) a quella a livello complessivo, vale a dire aziendale".

A mio avviso il libro deve essere studiato, perchè permette di rivedere i diversi aspetti del processo di marketing strategico, e di riunirli fase dopo fase in un percorso fluido, capace di chiarire ed integrare la collaborazione che avviene tra l'analisi di marketing e la produzione delle strategie: nella dualità degli approcci top-down e bottom-up l'autore illustra al lettore i vantaggi del marketing strategico, e come possano essere valorizzati gli studi e le visioni di scenario per il potenziamento delle linee di business e per l'indirizzamento di medio-lungo periodo.

Centro Universitario Studi Aziendali (C.U.S.A.)
P.zza Alberico Gentili, 12
90143 – Palermo

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Tuesday, March 11, 2008

Libro > "Molto management per nulla"


Le imprese stanno vivendo, in generale, un periodo di crisi, acuito dalla crescente concorrenza. E' in periodi così che serve un clima aziendale positivo, per agevolare la risposta di tutte le risorse umane, di ciascun dipendente e collaboratore. Spesso una strategia di marketing, come un piano industriale, richiede il miglior impiego di ogni risorsa umana, e necessita di motivazioni e disponibilità piene. Spesso l'integrazione tra gli obiettivi individuali e quelli organizzativi consente all'impresa di recuperare quella componente "umana" indispensabile per diffondere uno spirito di vero rinnovamento. Un'azienda che rispetta e valorizza tutte le proprie risorse umane, può differenziarsi indubbiamente dai concorrenti ed acquisire un vantaggio competitivo, che può essere reso sostenibile anche nel medio-lungo termine. L’azienda può certamente ritrovare una sua “anima” anche in un periodo di crisi o di particolare "impegno", riscoprendo l’importanza della collaborazione interna, e promuovendo un business welfare.

Può essere il teatro la palestra "ideale" per curare e migliorare le relazioni umane? Secondo Amalia Vetromile, autrice del libro "Molto management per nulla", sicuramente si. Nel suo libro, molto bello e carico di quell'entusiasmo che di certo ha avuto la scrittrice nel concepire e sviluppare l'opera, si pone nel giusto risalto l’importanza delle risorse umane nelle sfide della competitività. Sono illustrate scene di "vita aziendale", ed emerge dalla lettura del libro <il gusto del lavoro collettivo, a differenza della normale competizione che si ha tra attori in scena>.

Il teatro diventa una metafora del clima aziendale, ma contemporaneamente rappresenta anche una chiave di risoluzione dei conflitti interni: proprio dalla partecipazione ad un breve percorso di "introduzione" alla recitazione teatrale, i personaggi del libro superano alcune situazioni di imbarazzo, quasi di diffidenza, che li teneva spesso distanti. Secondo Amalia Vetromile, il teatro consente di organizzare il lavoro, ponendo il gruppo in evidenza sui singoli: è proprio lo “spirito di teamwork” che permette ai partecipanti di arrivare all’obiettivo comune. Il segreto nel teatro è presentato con un nome preciso: “il collettivo artistico”.

L'autrice spiega, nella parte introduttiva della sua opera, che il libro vuole proporre al lettore un significativo “flash di vita personale, di teatro, di vita aziendale”, comunicando la propria volontà di congiungere la passione per l’arte con l’impegno professionale, svolto da alcuni anni in una importante impresa nazionale del settore ICT. Il libro é emozionante, permette di immaginare i colleghi di una società che sono quasi catapultati in un imprevedibile corso di business theatre, e che piano piano si liberano delle proprie paure per arrivare a vivere un nuovo spirito di gruppo. Emerge di conseguenza <il gusto del lavoro collettivo, a differenza della normale competizione che si ha tra attori in scena>. E la valorizzazione delle risorse avviene grazie alla disponibilità del gruppo: si tratta del cosiddetto “principio dell’organizzazione accogliente”.

Nel libro sarà piacevole scoprire cosa accadrà in un gruppo di colleghi coinvolti in un esercizio che, probabilmente, sarebbe utile proporre in qualsiasi impresa. Grazie al teatro inteso come palestra ideale per le emozioni personali e le relazioni umane, un'azienda può quasi ritrovare una sua “anima”, riscoprendo l’importanza della collaborazione, un "business welfare".

“Ogni persona è dentro di sé un caleidoscopio di potenzialità”.

Molto management per nulla
L’azienda come scena teatrale
Ed. Guerini&Associati, Collana Virus. 2007
http://www.amaliavetromile.it/

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Tuesday, September 04, 2007

Libro > "Text Mining and its applications to Intelligence, CRM and Knowledge Management"


Negli ultimi anni si é sentito parlare, ed avviene tuttora, di innovazione e competitività. Più esattamente, nel caso si stia discutendo della situazione industriale italiana, spesso politici ed imprenditori "lamentano" una severa incapacità del sistema Italia di reagire alle pressioni concorrenziali estere. Guardare oltre, in prospettiva, é di sicuro l'unica azione concreta da porre in essere. Nel caso si stia, però, pianificando una strategia industriale di medio-lungo termine, di nuovo vengono citate le parole innovazione e competitività. Termini che negli ultimi anni sono stati citati anche da numerosi rappresentanti della politica nazionale. Parole che in questo caso non sempre sono state seguite dai fatti.

E' ovvio che in un mercato "globalizzato", di per sè fortemente competitivo, ogni società debba lottare non solo per assicurarsi un proprio futuro, ma anche per consolidare il proprio business già affermato. Spesso ci si difende meglio, se si conoscono i propri rivali e si possono sfruttare a proprio favore le loro debolezze.

La conoscenza dei rivali é il risultato di un processo articolato e continuo, di cui nel blog si é parlato lungamente: in un'impresa la competitive intelligence, unitamente alle attività di market research, assolve al compito fondamentale di identificare e studiare le società concorrenti. In questo compito il ruolo delle tecnologie può essere determinante, specialmente se teniamo in considerazione il problema della sovrabbondanza delle informazioni. Non a caso da diversi anni ad oggi numerose società, specialmente nei paesi anglosassoni, si sono focalizzate nella business information industry.

Infatti la tenuta competitiva di molte imprese dipende proprio dalla loro capacità di accedere alla conoscenza del complessivo ambiente di mercato, ed in base al valore che ne riescono a trarre. Proprio nel post precedente si é discusso del vantaggio informativo delle grandi imprese rispetto alle piccole, risultato certo di una maggiore capacità di investimenti.

Per difendere il proprio livello di competitività, e possibilmente per sviluppare nuovi business, le aziende sono chiamate a pianificare il proprio futuro e ad intervenire nella ricerca e nel perfezionamento degli skill delle proprie risorse. Queste azioni possono essere favorite da sistemi di knowledge management, soprattutto nelle organizzazioni più complesse e distribuite nel mondo.

Un importante contributo, per poter capire il peso delle tecnologie attuali nei processi di information retrieval, di text mining e di classificazione dei dati, e per poter "esplorare" l'applicazione delle tecnologie direttamente nei processi di business di un'organizzazione, può provenire dalla lettura del nuovo libro di Alessandro Zanasi, intitolato "Text Mining and its applications to Intelligence, CRM and Knowledge Management". Si tratta di una nuova edizione, che non vuole essere un "semplice" aggiornamento dell'opera, ma vuole comunicare un'analisi accurata dei casi di successo della tecnologia del text mining nelle imprese.

Come introdurre l'argomento precipuo del libro?
"Text Mining is an interdisciplinary field bringing together techniques from data mining, linguistics, information retrieval, and visualization to address the issue of quickly extracting information from large databases with different applicative objectives".

Nel libro saranno presentati, con contenuti aggiornati, insegnamenti e considerazioni su aspetti di info + intelligence &
  • Text Processing and Information Retrieval
  • Information Extraction
  • Text Clustering
  • Text Categorization.
Il contributo di marketing-intelligence, ad oggi, é semplicemente quello di segnalare l'opera, di prossima pubblicazione. Seguirà prossimamente una recensione, probabilmente per esprimere la soddisfazione di fronte ad un testo che intende non solo far chiarezza sul text mining, ma proiettare il lettore verso i numerosi aspetti applicativi di tipo business (esempio nel banking sector) e di tipo homeland-security (nel government).

Per informazioni:
WIT PRESS

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Tuesday, July 10, 2007

Libro > "Marketing to the Social Web"

Marketing ed advertising hanno scoperto da qualche tempo i nuovi media, ed il canale internet sembra destinato a superare la tradizionale televisione generalista, grazie a due caratteristiche che ne permettono la miglior caratterizzazione: la personalizzazione delle selezioni dei contenuti digitali, consentendo all'utente di scegliere liberamente cosa vedere ed in quale momento, e la partecipazione della gente allo sviluppo di nuovi contenuti, mediante l'interattività.

In un momento di rapida trasformazione dei media, e forse di confusione sul ruolo del marketing nelle imprese e sulle proprie prospettive di adattamento al cambiamento, imposto anche dal ruolo dei consumatori che sono divenuti più consapevoli e meno isolati l'uno con l'altro, serve nelle imprese un momento di riflessione per stabilire come poter definire le nuove forme di relazione con la clientela.

Segnalo un libro che probabilmente induce al miglior ragionamento sul tema: si tratta di un testo appena pubblicato (fine giugno 2007), dal titolo "Marketing to the Social Web", scritto da Larry Weber. Non ho avuto ancora l'occasione di poterlo leggere, pertanto lo posso solamente indicare, convinto da alcuni argomenti da me estratti visionando alcune schede di presentazione.

Trovo interessante il libro perchè vuole rispondere proprio ai quesiti di molti uomini del marketing, nonchè alle molte esitazioni di executive prima di avviare una nuova campagna o di promuovere un'iniziativa da loro giudicata come di "forte innovazione". Weber vorrebbe trovare proprio le risposte alle incertezze che riguardano il marketing: "in order to use the Internet to its full marketing potential, executives must open their minds to new possibilities, embrace social change, and rethink best practices".

Entrati nel periodo delle relazioni impresa-clientela a "doppia via" (marketing two-way), e lasciata quasi al passato la comunicazione di marketing verso il cliente (one-way), le imprese dovrebbero andare alla ricerca di nuove forme di dialogo e di contatto con l'esterno. Lo stesso marketing dovrebbe ridefinire il valore della clientela, non solo identificandola e classificandola in segmenti, ma parlando con essa più direttamente, in modo da ricavarne una conoscenza unica.

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Saturday, April 28, 2007

Libro > "L'analisi strategica per le decisioni aziendali"


Si segnala un ottimo libro sulla pianificazione di marketing, partendo dagli strumenti dell'analisi strategica e dalla valutazione del vantaggio competitivo.

L'autore é Robert Grant, professore di management alla McDonough School of Business della Georgetown University di Washington.

Il suo Contemporary Strategy Analysis, giunto alla sesta edizione, è uno dei best seller di tutti i tempi del settore ed è considerato il testo di strategia più diffuso tra gli studenti Mba di tutto il mondo. Il libro "L'analisi strategica per le decisioni aziendali" può essere considerato la traduzione, ovvero l'edizione italiana.

Permette infatti di studiare il posizionamento di un'impresa all'interno del proprio settore di riferimento, e di stabilire la migliore business idea oppure di identificare le condizioni più opportune per l'esecuzione delle decisioni strategiche.

> Libro in inglese: "Contemporary strategy analysis"
> Libro in italiano: "L'analisi strategica per le decisioni aziendali" - Il Mulino Editore (2006)

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Saturday, March 10, 2007

Segnalazione libro: "Decidere l'innovazione"

Si invita a leggere un testo veramente originale sull'innovazione, argomento che negli ultimi anni é stato troppo collegato con la sola visione tecnologica.



La caratteristica di valore dell'opera: esplorare il significato dell'innovazione vista da professionisti differenti, ciascuno impegnato con un ruolo significativo nel vivere e trasmettere la "cultura del cambiamento". Il libro infatti é stato scritto da 4 esperti, due italiani (Epifani, Sabbadin) e due tedeschi (Hilgenberg, Warschat), tutti impegnati in attività distinte, con competenze specifiche, ma accomunati dalla visione "strategica" del cambiamento.
Il libro offre al lettore una visione multipla sui processi di innovazione, partendo da considerazioni differenti sulle ragioni del cambiamento e sui vantaggi ottenibili, anche in termini competitivi.


La prima parte del libro ("conoscere l'innovazione") é stata sviluppata da Kurt Hilgenberg, consulente pubblicitario, rappresenta le 4 dimensioni dell'innovazione: quella comunicativa, quella cognitiva, quella comportamentale, quella fisica. L'interpretazione é resa possibile dal sistema di knowledge scoring.

La seconda parte ("misurare l'innovazione") é merito di Stefano Epifani, professore universitario ed esperto di economia dell'innovazione, nonchè consulente di numerose imprese ICT: il suo contributo é molto interessante perchè volge l'attenzione alle metriche adottate per valutare il livello dell'innovazione dei Paesi o dei sistemi economici ed industriali, ed alle possibili misure dell'innovazione raggiunta nei prodotti, nei processi, nella funzione marketing, nelle dimensioni organizzative. Epifani conclude il suo contributo con utili considerazioni sul ruolo delle organizzazioni per il buon esito dei processi di innovazione, e sull'importanza della condivisione della conoscenza affinchè si possano coinvolgere le persone a partecipare allo sviluppo del cambiamento.

La terza parte ("valutare l'innovazione") é stata curata da Joachim Warschat, direttore del Fraunhofer Institute: presenta il processo di Innovation Audit, un assessment che può essere realizzato nelle organizzazioni e nelle imprese in circa 6 settimane, per valutarne le capacità di innovazione ed il livello di raggiungibilità degli obiettivi prefissati. Questo contributo esplora anche la misurazione del processo di innovazione, grazie ad un sistema di valutazione continua denominato Innovation Card.

La quarta parte ("disegnare l'innovazione") é stata sviluppata da Edoardo Sabbadin, professore universitario di economia e gestione delle imprese: il tema precipuo é il contributo del marketing nella pianificazione dell'innovazione, con particolari approfondimenti sulle recenti ed attuali funzioni di design del prodotto, comunicazione del brand, promozione dell'offerta. L'autore illustra il valore aziendale del marketing come ideatore delle nuove opportunità, offrendo al lettore validi esempi operativi.

L'opera nel suo complesso é molto interessante: non solo permette di confrontare il pensiero di sviluppo italiano e tedesco, di per sè un arricchimento intellettuale perchè si tratta di un'apertura internazionale, indispensabile per comprendere meglio i processi innovativi che determinano il futuro delle imprese in Italia ed in Germania. Il libro é una riflessione completa su varie forme di innovazione, e tiene conto delle fasi di confronto ambientale, della programmazione strategica, della misurazione della raggiungibilità degli obiettivi, del controllo dei processi di innovazione, fino ad arrivare alla progettazione dei prodotti/servizi ed alla realizzazione dei piani di comunicazione. Senza dimenticare l'importanza del coinvolgimento umano, cioè gli aspetti di formazione-comunicazione-empowerment, leve decisive per innovare, vincendo.

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