Marketing Intelligence

Il processo informativo di Intelligence a supporto delle ricerche di marketing, applicato principalmente per conoscere la composizione e le dinamiche di un particolare mercato ed il livello di competitività delle società leader

Saturday, October 11, 2008

L'Italia e la competitività: un rapporto "conflittuale", confermato dal 'Global Competitiveness Report 2008-2009'

L'Italia é presa dalla delicata gestione delle urgenze internazionali, e sembra quasi distratta dalla recente, ultima, "bocciatura" sulla propria competitività. Nell'era della globalizzazione, un periodo meno affascinante e proficuo rispetto a quanto si potesse credere (e forse, semplicisticamente, lasciato credere da media poco attenti e troppo "coinvolti" nel comunicare più notizie che indagini giornalistiche), il Paese é protagonista nel raccogliere diverse note negative: si spera che questo triste campionato sia lasciato, presto, per intraprendere una strada di rilancio da tutti attesa.

Il rapporto sulla competitività mondiale (Global Competitiveness Report 2008-2009), a cura del World Economic Forum (WEF), é severo verso l'Italia. I leader mondiali che mantengono una eccellente tenuta competitiva sono proprio alcune di quelle nazioni che, insieme all'Italia, partecipano ai celebri G7, G8, G14: Stati Uniti e Germania, con alcune sorprese come Singapore.

Altre nazioni importanti, da un punto di vista economico-politico, come la Francia e la Gran Bretagna, si posizionano dietro le prime posizioni del ranking, esattamente dietro i primi 10.

Ma é l'Italia che si distanzia pericolosamente, o, per essere più precisi, il nostro Paese resta indifendibile perchè sembra quasi cedere nella classifica, collocandosi solamente al 49° posto. La posizione dovrebbe allarmare tutti, almeno far nascere un dibattito sulle ragioni che concorrono ad indebolire la competitività dell'Italia, ma in questi giorni é passata quasi inosservata, probabilmente perchè avrebbe fatto più clamore una notizia diversa: siamo ormai tristemente abituati ad esser giudicati come un mancato modello di innovazione, di leadership, di ricerca, di competitività, che una bocciatura dietro l'altra non suscita alcuna reazione.

Per approfondire:
http://www.weforum.org/en/index.htm
http://gcr.weforum.org/
Structure of the GCI

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Wednesday, March 05, 2008

Il WEF attesta, nel suo Tourism Competitiveness Report 2008, la debolezza dell'Italia: quando si affermerà la forte volontà di recuperare il turismo?

E' stato presentato il Travel & Tourism Competitiveness Report 2008 del World Economic Forum. L'Italia rimane indietro nella classifica, e riesce a mantenere una posizione degna del Paese grazie alla sua storia, cioè grazie alle sue bellezze culturali. Purtroppo l'industria del Paese non é considerata veramente come tale, spesso anche nella recente campagna elettorale viene trascurato il settore del turismo, a dimostrazione della miopia della politica, presa da dibattiti tanto più spettacolari quanto meno aderenti alla realtà nazionale. Il turismo dovrebbe essere valorizzato, in quanto risorsa nazionale fondamentale. Nei programmi politici il turismo dovrebbe essere incentivato, e lo Stato si dovrebbe attivare per incrementare le infrastrutture. L'Italia appartiene a quella Comunità Europea proiettata a rispettare il protocollo di Lisbona, ma sembra dimenticare il proprio patrimonio storico-culturale, quasi trascurare le tante bellezze e la migliore industrializzazione del turismo, per vedere la classe politica presa da discorsi - più o meno accesi - sulle difficoltà del Paese. Perchè non si sente parlare di utilizzo - deciso e decisivo -delle risorse finanziarie per la miglior dotazione delle infrastrutture, finalizzando l'innovazione al potenziamento del turismo?

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Sunday, March 02, 2008

L'immagine del turismo italiano: costoso, elitario, disorganizzato. Un rebranding del turismo é sempre più necessario

Il turismo italiano é sempre più minacciato dalla concorrenza dei paesi mediterranei (Spagna, Croazia), e nel prossimo futuro potrebbe risentire dell'accresciuto livello di competitività dell'offerta di alcuni degli stati ex-convergenti. Purtroppo il turismo in Italia paga la mancanza di una programmazione politica nazionale, la frammentarietà ed i troppi localismi, una scarsa collaborazione tra il settore pubblico e quello privato, una debole presenza di investitori stranieri.
Ma negli ultimi anni l'intensificarsi della concorrenzialità ha prodotto danni superiori, anche per l'indebolimento dell'immagine del Paese e per un uso troppo moderato degli strumenti di comunicazione attuali, a partire proprio dal mondo internet, divenuto una vera e propria rete di contatti così determinante a creare nuove tendenze e ad influenzare opinioni e idee. Anche l'uso "parziale" delle nuove piattaforme di comunicazione, dimostrato dal progetto - ad oggi fallito - del Portale Nazionale del Turismo, sembra condannare la scarsa attenzione del Paese ad una programmazione che deve armonizzare le possibili azioni di innovazione.

Nei prossimi giorni sarà resa pubblica la nuova edizione del rapporto sul turismo preparato dagli esperti del World Economic Forum (Wef). Alcune informazioni recentemente pubblicate da una relazione a cura dell'ufficio statistico della comunità europea, l'Eurostat, annunciano che la crescita del settore turistico é in flessione rispetto al 2006/2007. Si deve sperare che l'industria turistica italiana abbia almeno conservato, nel 2007, la posizione vantata nel ranking precedente.

Anche per "rispondere" alle insidie delle nazioni che, rispetto all'Italia, sembrano essere più organizzate, semplici da visitare, economiche e sicure.

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